Bleib Modern: Vale Of Tears

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Avevamo già accennato alla poliedrica personalità di Philipp Läufer parlando del suo progetto solista Aftermath. Adesso tocca ad un altro suo progetto, nato anch’esso come solo project e poi trasformatosi in una band di ben cinque elementi. I Bleib Modern sono oggi una  realtà di un certo significato in Germania e il loro secondo lavoro, Vale Of Tears, ha tutti i numeri per destare attenzione anche in altri paesi. Si tratta di musica post-punk onesta e ben aderente alla tradizione, dalle atmosfere fumose e pesanti, dominate da un plumbeo basso e da una tipica chitarra wave, insomma…decisamente il nostro genere! Si comincia con “Dust” ed il suo tetro basso, che risalta su una tesissima trama sintetica e si unisce poi a note di chitarra sottili e limpide: il clima, giustamente, è da ‘valle di lacrime’ e il canto sofferto ci sta più che bene. Subito dopo, la bella “I don’t Like You” esordisce ancora con il basso straordinario, ma ciò che colpisce, qui, è proprio la caratteristica voce, che solo occasionamente ricorda quella di Peter Murphy: forse non è dotata di straordinaria estensione ma è comunque assolutamente riconoscibile ed ha un suo fascino; lo si percepisce anche in “Inside”, decisamente una delle più tristi. Dopo la strumentale “Bother”, fredda e sinistra, troviamo un altro episodio notevole, “Blackened Soul”, piccola e dolorosa perla post-punk che incede cupissima e vagamente solenne; il ritmo è rallentato, poi, in  “Vale”, che offre passaggi alla chitarra di grande suggestione oltre a qualche tocco industrial – presente anche in “Bother”! – che rende il clima ancora più inquietante. Ma non mancano momenti assai ‘tosti’, come per esempio “Their Changing Faces” dove lo scenario diviene ben più aggressivo e appare vicino per ispirazione allo stile di The Soft Moon; il mood prosegue in “Paper Skin” in cui le tonalità del canto, meno desolate, lievitano in impeto e ‘cattiveria’. Ma poco dopo, un altro brano strumentale, “Empty Vessel”, con una chitarra struggente riporta alle atmosfere oscure e depresse, atmosfere che fanno definitivamente da protagoniste in “Lone”, brano di rilievo che conclude l’album e riporta le tenebre sulla nostra anima

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