Daughter: Not to Disappear

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Not to Disappear è il secondo lavoro dei Daughter, band in piena ascesa che aveva già raccolto ampi consensi con il debut album If You Leave pubblicato, non a caso, dalla 4AD, un’etichetta che un po’ se ne intende. Il trio è capitanato dalla dolcissima Elena Tonra, dotata vocalist dalle potenzialità in divenire, che oscilla liberamente fra toni intimisti ed eterei e momenti più impetuosi e ricchi di pathos, mentre le atmosfere, letteralmente dominate dalla suggestiva, sempre piacevole chitarra di Igor Haefeli, presentano soprattutto tinte spente e meditative e qui la malinconia fa da padrona. Il fatto, poi, che i testi siano anch’essi tristi ed impegnativi non fa che aumentare l’attrazione di questa musica che fa propria le lezione del dream-pop arricchendola dell’inquietudine e dei malesseri che sembrano un po’ essere parte del codice genetico di queste giovani e fragili anime. La prima traccia, “New Ways”, raccoglie già tutti gli elementi che rappresentano in sostanza il punto di forza dei Daughter: se il canto della Tonra esordisce su ‘corde’ anche fin troppo languide, la forza limpida della chitarra non ci consente di abbandonarci alla spossatezza e magicamente dilaga, portandoci con sé. La magia persiste in “Numbers”, uno dei brani più malinconici che pure unisce all’aura ‘ipersensibile’ e alla voce ‘carezzevole’ tastiere consistenti; dopo, “Doing the Right Thing” è uno dei veri e propri gioielli dell’album che provoca un coinvolgimento emotivo assoluto: la melodia struggente ed il canto tormentato ben sanno esprimere tutta la sofferenza di una perdita e di una solitudine indescrivibili… tralasciatela se vi sentite vulnerabili. “How” propone ricche reminiscenze post-rock dimostrando quanto l’ispirazione di Not to Disappear sia variegata e complessa, e dopo l’accattivante rallentamento intimista di “Mothers” troviamo la bellissima “Alone / With You”, dalla spessa trama sintetica che apre un mesto scenario nostalgico e le cui liriche sono tutte da seguire. La briosa variazione di “No Care”, il cui ritmo è più vivace e l’atmosfera meno spenta, procura un breve episodio leggero, che sfuma poi nella melodica e sognante “To Belong”. Infine, “Fossa” e “Made of Stone”, le ultime due tracce, nulla aggiungono se non gradevoli momenti pop destinati a scivolare via e nulla tolgono alle suggestioni di cui questo notevole disco è traboccante.

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