DIIV: Is The Is Are

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Band di Brooklyn, New York City, i DIIV, in attività ormai da qualche anno, hanno pubblicato da poco il secondo lavoro, confermando le positive impressioni suscitate dal debut album, Oshin, del 2012. Le promesse di allora, infatti,  qui vengono mantenute e anche di più: i riferimenti al post-punk sono ancora presenti, associati a derive shoegaze e a piacevoli melodie synth-pop; la musica dei DIIV resta semplice e di ascolto gradevole, nonostante sia caratterizzata da un’inquietudine di fondo – il tema principale è, in effetti, l’esperienza con gli stupefacenti vissuta da Smith –  e, qua e là, non manchino momenti profondamente cupi. I cinque, inoltre, mostrano oggi una maturità ed un mestiere che se potrebbero aver tolto qualcosa all’iniziale spontaneità, hanno comunque reso più chiara la strada da seguire. Il frontman Zachary Cole Smith sembra aver tra l’altro risolto le intemperanze ‘giovanili’ per dedicarsi con maggiore impegno alla carriera musicale. Questo contesto genericamente positivo si riscontra in Is The Is Are fin dal primo brano: “Out Of Mind” con la melodia deliziosa e una limpida chitarra rappresenta infatti l’esordio ideale; il mood brillante prosegue poi con “Under The Sun”, bell’esemplare di pop ‘nobile’ dal motivo riuscito e la chitarra seducente, mentre in “Bent (Roi’s Song)” viene introdotto un ‘clima’ diverso, assai più sofferente e più vicino ad una sorta di svagato shoegaze dalla forma introspettiva. Tutto da godere anche l’inizio quasi dissonante di “Dopamine”, una delle tracce dalla struttura più composita, vicina al postpunk ma con un accattivante sapore psichedelico; “Blue Boredom”, che ospita in veste di vocalist la compagna del frontman Sky Ferreira, con le fantasiose distorsioni abbinate al sensuale canto è, a mio avviso, uno degli episodi migliori, insieme alla successiva “Valentine” ed alla sua bellissima chitarra. Più che gradevole la svolta ‘wave’ di “Yr Not Far” pervasa di uno ‘spleen’ britannico e che l’umore tenda al basso lo attesta anche “Take Your Time” che ha come tema i centri di recupero, che Smith, a suo tempo, deve aver conosciuto. La title-track è, in un certo senso, uno dei brani cardine del disco, giacché unisce una ritmica vivace, passaggi ‘sintetici’ e qualche tratto psichedelico, cioè tutti gli ingredienti della musica dei DIIV; poi, dopo un momento di cupo post-punk (“Mire”) troviamo fra gli ultimi pezzi ancora un paio di ‘perle’ come la sognante e lieve “Healthy Moon” e “Dust”, un ulteriore, palese omaggio allo shoegaze con il vocalist Smith che, ammiccando, dà decisamente il meglio. Is The Is Are è per i DIIV un esame felicemente superato e un premessa per prossimi, positivi sviluppi.

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