Excruciation: Crust

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23 aprile 1988, gli Excruciation suonano al CSA di Udine, tour di “Last judgement”. Io c’ero, ma quella data per me assume un significato particolare per un altro motivo. Ormai associo il loro nome a quell’evento che significativamente segnò la mia esistenza, ma al bando i ricordi, eccoci a Crust ed alla sua raccolta di brani, otto, devoti al death doom cupo e sepolcrale che non disdegna episodi più cadenzati ed epici, come l’opener bathoriana “Judas kiss” e nemmeno esplorazioni degli antri più gotici del genere (“Olympus mons”, che assieme alla versione estesa di “Borderline” è stata pubblicata sull’EP “Twenty four hours” ove gli Excruciation omaggiano i Joy Division). La voce di Eugenio Meccariello, nel gruppo praticamente dagli esordi (entrò in formazione nel 1985, l’anno successivo alla fondazione ufficiale da parte di José Venegas e di Mat Arani) ci regala una serie di interpretazioni coinvolgenti ed impeccabili, esaltando il lavorio instancabile generato da un apparato strumentale granitico, sicuramente devoto alla vecchia scuola ma non per questo privo di spunti interessanti, tutt’altro. Le chitarre di HNS Reitze (che si adopera pure al theremin) e di Marcel Bosshart, la batteria di Andy Renggli ed il basso di D.D. Lowinger danno mostra di una coesione formidabile, alla quale contribuisce l’esperienza maturata in questi anni densi di esibizioni (si sono riformati nel 2005 dopo una pausa lunga circa tre lustri), eppur trascorsi ai margini, in quel cono d’ombra che pur è loro congeniale, ma nel quale troppe band di livello sono relegate. Ecco allora che l’opera di WormHoleDeath, l’attenzione alle realtà cosiddette marginali (ma non nella sostanza) che presta e che ne una vera e propria missione (svolta nel nome della qualità e della competenza) si dimostra ancor più meritoria e riparatrice, evidenziando gli Excruciation qualità di scrittura e di esecuzione che li pongono sullo stesso piano dei celebrati connazionali Samael e Coroner, senza dimenticare l’influenza dei seminali Celtic Frost, pietra di paragone dinanzi alla quale non si deve fuggire. La bellezza ctonia di “The scent of the dead”, il mid-tempo funereo di “Days of chaos”, la violenza controllata di “Lutheral Psalms” e della citata “Borderline” nella loro grezza, fiera bellezza rappresentano episodi di valore assoluto, degni esempi di uno stile interpretativo che forse oggidì suona datato, ma che merita rispetto e riconoscenza. Gli Excruciation sono portatori di un verbo antico, ma successori degni non si intravedono ancora, lunga vita allora!

Per informazioni: http://www.wormholedeath.com
Web: http://www.excruciation.net
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