Into The Mist: Dancing into the mist

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Proporre gothic-rock e risultare credibili può risultare equazione di difficile soluzione, sopra tutto in un’epoca di confusione e frammentazione (pur troppo non solo in ambito musicale, ma a questa m’attengo). I romani Into The Mist investono nella loro passione forze e convinzione, sotto l’egida della loro label Mislealia hanno riunito nomi interessanti (come i francesi Mist of the dead End od i greci Come with reverse), hanno assemblato due significative compilazioni, concretizzando un impegno che rende il loro operato vieppiù meritevole di lodi. Eppoi ci sono i due dischi pubblicati ad oggi a loro nome, limpidi esempi di rock oscuro che trae esempio ed ispirazione dai dettami della vecchia scuola senza suonare stucchevole. Ed è l’esordio omonimo del 2013 oggetto della presente rivisitazione Dancing into the mist, ove i sette episodi contenuti in quel disco vengono riverniciati a dovere, esaltando il lato più incline a rendere agevole l’operato del dj da dance-floor gotico. Se naturalmente Miss Engelya (la drum-machine!) non necessita di ulteriori impulsi, la struttura strumentale di ogni pezzo viene irrobustita da iniezioni elettro che ne rendono ancor più accattivante l’incedere. Due canzoni (“Glass eyed shadows” e “Will you shine in my darkness”) vengono doppiate per giungere a nove tracce totali che in alcuni frangenti ricordano l’anthem “Temple of love” versione 1992 (quella con Ofra Haza, ma dai che ve la ricordate!). L’ho già scritto e lo ribadisco, questi tre ragazzi credono profondamente nel loro operato, in altri contesti operazioni come Dancing into the mist assumerebbero diverso significato; il confronto con gli originali permette di rintracciare nuove sfumature, ed il gioco al quale gli ITM si sono prestati vale il rischio. Se Seth Artaud continua a suonare lo stesso brano (peraltro bene) da quanti anni ormai, significa che c’è ancora una fetta di pubblico che ancora desidera sentire il basso rimbombare, la chitarra intarsiare e la voce declamare. Il goth in fondo si basa su semplici regole, basta saperle applicare. Gli Into The Mist (come i Der Himmel Uber Berlin tanto per citare un altro prodotto del nostro sottosuolo) ci sono riusciti, bene così e non accontentiamoci, che molte pagine devono esser ancora scritte!

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