Bad Sector: Storage Disk 3

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Dopo i due episodi precedenti (del 2001 e del 2002) ecco arrivare una nuova release della serie “Storage Disk”, in cui Bad Sector raccoglie brani usciti su compilation ed edizioni rare, regalando anche qualche inedito.
La scelta per questo Storage Disk 3 si concentra sugli ultimi anni della produzione discografica del progetto di Massimo Magrini, che ha avuto il suo apice nel bellissimo (e ahimè non recensito – mea culpa – qui su Ver Sacrum) Cephus del 2015. Rispetto alla produzione più glaciale e malinconica dei primi anni ’90, Bad Sector ha abbracciato recentemente un suono sì sempre algido e minimale, ma molto più orientato al ritmo, talvolta nella corde di certa “Intelligent Dance Music”. Questa raccolta ripropone quindi soprattutto sonorità di questo genere, pur presentando un’esperienza di ascolto tutt’altro che monotona e uniforme. I brani scorrono infatti piacevolmente, senza un filo conduttore forte che li lega e alternando umori diversi. Se i pezzi più vecchi, come “Egidea” o “Tool 09” sono vicini per sonorità al passato (remoto?) del progetto, con i loro suoni elettronici tanto tetri quanto emotivamente struggenti, gli inediti di Cephus, “Ladan” e “Motol”, riprendono invece l’escamotage su cui l’album era basato, ovvero quello di usare le comunicazioni in codice in alfabeto fonetico delle “Numbers station”. In questi brani i messaggi sono recitati da sensuali voci femminili che si posano su un tappeto ritmico ridotto all’osso di basi, con inserti di glitch e distorsioni che irrompono come graffi, il tutto per creare un effetto piuttosto elegante e raffinato. Molto interessante è l’uso della chitarra elettrica in “Motol”, strumento già presente in Cephus ma il cui suono qui nel pezzo viene ancora più stravolto e trasformato dall’elettronica. L’album prosegue alternando scenari diversi, dai ritmi di “Inertial” con il suo andamento nervoso, agli umori “ambientali” di “No Signal”, fino alla conclusiva e inedita “Stored” in cui viene ripreso lo stile elegante e sensuale di Cephus. Stupisce poi, assai positivamente, il brano “Ogiva”, decisamente inusuale per lo stile di Bad Sector, con il suo ritmo techno-EBM adatto ai dancefloor più sensibili alle ostiche sonorità industriali.
Tra dark ambient, elettronica minimale e industrial, l’album è uscito come autoproduzione in 500 copie, quasi tutte esaurite in poche settimane: correte a ordinarne una su bad-sector.com se i vostri ascolti sono classificabili nelle categorie citate.

Per informazioni: https://www.facebook.com/Bad-Sector-67220234509
Web: http://www.bad-sector.com/
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