Belladonna: The orchestral album

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Un caso di DIY tutto italiano, un gruppo che, esattamente dieci anni fa, pubblicava la sua prima opera, “Metaphysical attraction”, basandosi solo ed esclusivamente sulle proprie forze, sulle proprie intuizioni, sulla propria incrollabile determinazione. Su MySpace divenne subito il gruppo nazionale più apprezzato dopo i Lacuna Coil (un nome già pesante allora…), il tutto senza affidarsi ad un’etichetta, ad un management. Il che, considerata la miserrima fine che ha segnato il mercato discografico, assume oggi un significato profetico. Luana Caraffa e Dani Macchi (con Mattia Mari, Anastasia Angelini e Martina Petrucci) hanno riposto fede solo nei loro talenti, hanno continuato a pubblicare dischi, collaborare con artisti illustri, diffondere la loro Arte e sopra tutto a crescere, a maturare costantemente. Creando un gruppo coeso, compagni di viaggio ispirati da medesime urgenze. Ed oggi giunge questa compilazione di loro motivi ri-arrangiati e ri-suonati con l’ausilio di una orchestra, e lecito è porsi il quesito “…perché?”. Non è certo una iniziativa inedita, moltissimi alyri lo hanno fatto, ma non importa. Conta ancora una volta il senso di una operazione del genere, ed in quale contesto (di carriera intendo) si colloca. I Belladonna continuano a fare da soli. Stavolta si sono affidati al crowdfunding strumento moderno di finanziamento che parte dal basso, e che costituisce un ottimo termometro per misurare il sostegno degli appassionati. Operazione riuscita, primo punto da segnare sulla lavagna. Eppoi la resa finale. I brani vestono colori diversi, pur mantenendo intatta l’anima noir che pervade gli originali, vero tratto distintivo del complesso. Merito dello spessore degli episodi proposti e, sopra tutto, della sensibilità di Angelina Yershova, pianista, compositrice e direttrice d’orchestra kazaka che ha guidato con mano sensibile un team di valenti musici che si sono calati perfettamente (da professionisti quali sono, molti di loro collaborano con il Maestro Morricone) nel profondo mood che permea e caratterizza “Till death do us part”, “Wonderlust”, “A pyromantic sonnet” e “Morning star blues”, alcuni episodi che voglio citare, dal carattere intenso e deciso, come la voce matura che li interpreta. Musica notturna, che archi e legni accentuano, neri solcati da fasci di fredda luce al neon, lucori di lampioni, giallo che cala su marciapiedi bagnati di pioggia, poi l’alba, una striscia bianca che s’allarga… No, non è tronfia auto-celebrazione, The orchestral album, le due componenti non prevaricano, seppur rimanendo distinte: è evidente che anche stavolta i Belladonna erano pronti ad una simile operazione, passo assolutamente naturale se si risale la loro discografia, da “Shooting dice with Gods” al citato esordio, che ha già raccolto plausi importanti, come quello di Silvia Massy (alla produzione su lavori di Tool, System of a dawn, Johnny Cash, nei suoi Radiostar Studios è stato registrato “The noir album”) e del giornalista Paul Zollo, e non può essere un caso… Dove altri hanno, miseramente pure, fallito, essi compiono l’impresa senza mostrare affanno, ed i brividi che ho provato ascoltando, e riascoltando, riascoltando ancora, la magnifica “Morpheus”, chiusura impeccabile di The orchestral album, valgono ben più che fogli e fogli di appunti, segnati da una grafia che tradisce l’emozione.

Tracklist:

Damn your love (da “And there was light” – 2011)

Till death do us part (da “The noir album” – 2009)

Wonderlust (da “Shooting dice with God” – 2013)

Beyond the realms of reason (da “Metaphysical attraction – 2006)

Maria Spelterini (inedita)

Morning star blues (da “And there was light” – 2011)

A pyromantic sonnet (da “And there was light” – 2011)

Morpheus rising (inedita)

Abduction (da “Shooting dice with God” – 2013)

Morpheus (da “Metaphysical attraction” – 2006)

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