Big Ups: Before A Million Universes

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Viene sottoposto al nostro giudizio Before A Million Universes, il secondo lavoro della giovanissima band americana Big Ups, che gravita nell’area alternativa di ispirazione anni ’90. Carlos Salguero Jr al basso, Brendan Finn alla batteria con la voce di Joe Galarraga e la chitarra di Amar Lal fanno rivivere con notevole abilità i fasti hardcore che risalgono agli Alice in Chains o anche ai Fugazi, aggredendo l’orecchio con sonorità dirompenti e voce ‘scatenata’, quindi un ascolto sostanzialmente ‘adrenalinico’. L’album, il cui titolo è un riferimento al “Canto di me stesso” da Foglie d’erba di Walt Whitman, contiene tredici brani in genere ‘tirati’ e con testi prevalentemente a contenuto politico e anche polemico, come, a quanto pare, è d’abitudine per la band. Il clima hardcore si percepisce fin dalla prima traccia, “Contain Myself”, che, nonostante l’impeto in crescendo esplosivo – la chitarra spacca davvero! –  e l’ossessiva ripetizione dei due versi ‘I can’t contain myself, I won’t explain myself’, è in realtà uno dei brani più accattivanti; si prosegue con lo stesso stile nella successiva “Capitalized”, con il basso più aspro che c’è e il canto ormai ‘selvaggio’ di Galarraga: il ritmo qui è decisamente frenetico. “Posture” cambia ‘tattica’ e, rallentando, inizia dal basso deciso per ‘affibbiarci’ poi belle staffilate di chitarra e quindi, dopo la crudelissima parte vocale di “Feathers Of Yes”, “Meet Where We Are” trae in inganno con il lento esordio che introduce cinque minuti densi e tesi in alternanza fra chitarra nervosa e incostante e canto praticamente ridotto ad un sussurro: ma la chiusa punk è onestamente strepitosa. Da questo punto in poi le reminiscenze ‘punkeggianti’ sono molto presenti: si prenda, per esempio, “Hope For Someone”, che procede a tutto gas, o anche “Knight”,  basso e chitarra irrefrenabili. Dopo, “National Parks”, uno degli episodi notevoli, per la prima metà potrebbe essere quasi definito ‘riflessivo’, poichè il ritmo è ben più moderato e riprende vigore solo verso la fine: si consideri che il frontman ha voluto dedicarla a sua madre! Ma “Proximity Effect”, se non è punk, di certo è suo parente stretto e la conclusiva “Yawp” non ha una vera e propria struttura ma sembra più che altro un complesso di elementi sonori, alcuni dei quali ricorrenti, abbinati con libertà massima: un risultato interessante che tuttavia avrebbe potuto durare anche meno degli oltre cinque minuti proposti. Before A Million Universes, quindi, potrà offrire materiale valido e assolutamente ben suonato ai fan delle sonorità più ‘toste’ o comunque a chi non disdegni incursioni nell’hardcore.

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