Saigon Blue Rain: Noire Psyché

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I Saigon Blue Rain, duo francese del quale circa due anni fa avevamo potuto apprezzare il debut album What I don’t see, rilasciano in questi giorni un nuovo lavoro, Noire Psyché, stavolta autoprodotto. La formula resta invariata, benché si noti talora un’evoluzione verso un clima meno cupo, con occasionali tocchi di impalpabile leggerezza che fanno pensare ad un legame pronunciato con quella tradizione che proviene dai Cocteau Twins. La vocalist Ophelia appare più spigliata e sicura nel gestire le proprie potenzialità e gli arrangiamenti sono improntati ad un pop raffinato e moderno, con passaggi languidi spesso molto piacevoli. Apre “Fading Fantasies”, uno dei brani più belli, dall’inizio sintetico che ‘gocciola’ malinconia e sfocia poi in un ‘tessuto’ più arioso ed aperto, con una chitarra davvero luminosa. La successiva “In Other Climes” migra decisamente nei territori del sogno e il canto di Ophelia, arricchito di echi e cori celestiali, risalta con grande suggestione mentre la title track, con i suoi toni leggeri ed i colori cristallini è incline proprio a quel pop raffinato e godibile che sembra rappresentare la principale cifra stilistica del progetto: si considerino, a tale proposito, anche “Whispering Eyes” o, più avanti “Midnight Blue” che originali sonorità di gusto orientale rendono, in verità, davvero particolare. Ma “Mori Chimaeris (L’Offrande Pt.2)” appare triste e cupa e la vocalist sembra dar corpo a sentimenti nostalgici e di rimpianto, accompagnata da una trama melodica ricca e complessa e la seguente, strumentale “Dancing Trees No Longer Cry” delinea con note di estatico lirismo un’atmosfera irreale ed emozionante; non manca, poi, un omaggio alla più classica wave, come dimostra “The Unknown”. La chiusura è affidata alla limpida chitarra di “Pearly Haze” che ci fa comprendere quanto lo stile dei Saigon Blue Rain sia maturato e Noire Psyché dia un contributo ragguardevole ad un genere forse meno di moda di un tempo ma sempre degno di attenzione.

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