SPLATTER – Le Origini vol.1

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Scrivere di questa rivista, per me che negli anni ’80 ero solo un bambino, determina lo svilupparsi di una serie di emozioni difficilmente descrivibili ma estremamente vive. Nonostante non avessi avuto la possibilità di comprarla all’epoca e quindi avendola potuta conoscere soltanto negli ultimi anni, osservarla oggi, in questo maestoso ed elegante recupero, non può che farmi rendere conto di quanta importanza abbia avuto questo mensile in Italia, per il nutrimento, lo sviluppo e la diffusione di una certa cultura “horror addicted” che oltre oceano aveva già ampiamente spopolato.

La rivista “SPLATTER” nacque nel giugno dell’89 e sviluppò la sua avventura in 23 numeri, per mano della casa editrice Acme di Francesco Coniglio e Guido Silvestri.
Tra le penne che contribuirono ad illustrare con dovizia di particolari i brevi racconti che popolavano i vari albi, con un mix di violenza visiva e humor nero che rendevano pienamente giustizia al titolo della rivista, si devono ricordare Attilio Micheluzzi, Roberto Dal Pra’, Vincenzo Perrone, Marco Soldi, Abuli e Bernet, Peppe Ferrandino, Bruno Brindisi.
Come ogni rivista dell’epoca che si rispetti, erano presenti le varie rubriche, la posta “Non Aprite quella Posta” curata del creatore della rivista stessa, Paolo Di Orazio, personaggio indomito ed eclettico dell’editoria italiana (basti pensare all’interrogazione parlamentare per il side project “Primi Delitti”), la rubrica degli effetti speciali “Black & Decker”, approfondimenti “scomodi” sui serial killer e la tortura.
La missione di vivere e far vivere l’horror a 360° ebbe un notevole riscontro sia in edicola che a livello mediatico, lasciando un segno indelebile in quei ragazzini che all’uscita da scuola si precipitavano ad acquistare la rivista dal proprio edicolante di fiducia.
Segno tangibile di questa influenza è stata la grande richiesta da parte del pubblico, diffusasi capillarmente sui social, dopo più di 20 anni, di far rinascere la testata. SPLATTER, è ripartita, edita dalla Elm Street House di Paolo Di Orazio e Paolo Altibrandi, con 6 numeri, nel 2013/2014, aggiornandosi sia nelle tematiche trattate, che nella modalità di fruizione (sia cartacea che digitale) al nuovo potenziale pubblico, oltre che ad ammaliare nuovamente il vecchio lettore.
A distanza di pochi mesi dall’ultimo numero della nuova serie è partito anche il recupero delle storiche pubblicazioni, a cavallo tra ’80 e ’90, con la collana “SPLATTER – Le origini, vol.1”, che racchiude i primi 4 numeri della serie Acme, restaurati digitalmente, con l’aggiunta dell’inedito “Ho sognato che mangiavo topi” firmato da Tony Sandoval. L’albo di dimensioni 20 x 195 x 270 mm, copertina colori, patinata e opaca, 176 pagine b/n + colore (solo la storia inedita di Sandoval, e le ristampe delle vecchie copertine Acme), è disponibile in tiratura limitata in due differenti versioni:
500 copie Regular-Freddy e 100 Variant-Sandoval.
Impossibile scegliere quale racconto sia il migliore del lotto. Ogni appassionato di horror che si rispetti avrà di che essere contento di poter collezionare questo vero e proprio recupero della storica testata. Sicuramente “Pezzi da Esposizione” (disegni Micheluzzi, sceneggiatura Dal Pra’- Di Orazio) e “Alta Macelleria” (disegni Brindisi, sceneggiatura Vincenti) sono due episodi che possono essere emblematicamente presi come riferimento raffigurativo della new wave horror che si stava diffondendo in Italia alla fine del decennio dorato.
Il volume oltre a contenere i racconti e le rubriche, è impreziosito da una copiosa ed interessante prefazione dei protagonisti di Acme, Paolo Di Orazio, Francesco Coniglio, Roberto Dal Pra’, Paolo Aleandri e Bruno Brindisi, che con le loro parole catapultano il lettore nel mood dell’epoca, preparandolo per il succulento banchetto che lo attende.
Sorprende come a distanza di tanti anni, quei 13 racconti brevi, alcuni brevissimi, continuino a brillare di luce propria. Il tempo non sembra averne scalfito la forza evocativa, anzi ha contribuito ad impreziosirne il valore. A tal proposito, se dovesse capitarvi, di avere tra le mani un vecchio albo di SPLATTER, e, dopo averlo sfogliato, recuperare il medesimo contenuto su questa raccolta, vi renderete conto di quanto quel filo sottile tra passato e presente sia estremamente rinvigorito. Pertanto questa raccolta è un “must have” non solo per tutti coloro che amano l’horror e che probabilmente possiedono i vecchi numeri della rivista, ingialliti, ma per chiunque desideri conoscere uno spaccato di storia del fumetto italiano così importante, da non essere mai stato realmente dimenticato.
Prossimamente -da fonti certe- questa opera di recupero, e non solo, continuerà il suo percorso e noi non possiamo che esserne estremamente felici.
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