Deftones: Gore

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Non deve essere facile continuare dopo la morte di un amico… no, non è facile, soprattutto se il tuo  amico è come un fratello, quindi è parte di una famiglia. Possiamo solo immaginare cosa hanno provato i Deftones per la scomparsa nel 2013 del loro storico bassista Chi Cheng (rimpiazzato poi in pianta stabile da Vega). Così, nel 2016 esce “Gore” la nuova fatica del gruppo di Sacramento, dedito a un genere che banalmente e riduttivamente potrebbe essere definito nu-metal / crossover / alternative metal. Nulla di più impreciso e sbagliato. I Deftones sono un genere a se. È talmente ampio lo spettro di influenze amalgamate alla perfezione e messe in scena dal quintetto statunitense, che risulta quasi  impossibile categorizzarli in una corrente musicale specifica. Indubbiamente Chino Moreno ama la musica new wave, questo non è certo un mistero sin dai tempi di “Around The Fur”, ma nel 2016 con “Gore” siamo di fronte a qualcosa di veramente particolare. Le emozioni che riescono ad evocare le 11 canzoni del disco sono difficilmente descrivibili. Nel complesso l’album è come se viaggiasse su due binari paralleli che giocano ad intersecarsi continuamene fino a diventare un’unica cosa. A tratti è come se le canzoni provenissero dal paradiso e danzassero all’inferno. L’opener “Payers/Triangle” con i suoi eleganti fraseggi wave è celestiale ed ipnotica. La preziosa collaborazione di Cantrell alle chitarre in “Phantom Bride” disegna spirali irresistibilmente affascinanti e magnetiche. La conclusiva “Rubicon” ammalia per il suo fascino e culla l’ascoltatore donando un senso di compiuto a tutto il disco, che, come detto prima, possiede anche un’altra anima: quella delle melodie infernali che desiderano danzare in paradiso. In questo caso brani come “Acid Hologram”, “Pittura Infamante” o la voragine aggressiva della meravigliosa “Gore” mettono sul campo una cupezza ammaliante e magnetica. Quando poi le due distinte anime giocano all’interno dello stesso brano, come in “Hearts/Wires”, ecco che il capolavoro è servito. In definitiva “Gore” si è già conquistato un posto rilevante nella classifica dei dischi più interessanti del 2016.

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