Ulrika Spacek: The Album Paranoia

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Lo shoegaze non smette di dimostrarsi un filone inesauribile e foriero di nuove proposte: la lezione di gruppi come i My Bloody Valentine, i Jesus And Mary Chain e gli Spacemen 3 non è andata perduta e i suoi echi sonori continuano a riverberare in un’infinita serie di progetti attuali.

Uno di questi è costituito dali Ulrika Spacek (nome davvero fantasioso ) un gruppo indie-rock formato da Rhys Edwards e Rhys Williams, un duo cresciuto a Berlino ma che, attualmente, si è trasferito a Londra. L’etichetta per cui esce il loro esordio, intitolato The Album Paranoia, viene pubblicato, non a caso, dalla londinese Tough Love Records. I 2 hanno una visione a 360° gradi dell’arte come dimostra il fatto che i primi concerti degli Ulrika Spacek erano accompagnati dall’esposizione di quadri inerenti l’universo sonoro della band.

L’inizio della prima traccia “I Don’t Know”, con un fuzz ultradistorto di chitarra, mi ha ricordato moltissimo gli Spacemen 3 più deflagranti di The Perfect Prescription: poi le atmosfere diventano più pacate e sofficemente psichedeliche. La successiva “Porcelain” si muove sulle stesse coordinate, fedele a un rock minimale un po’ schematico ma che, a lungo andare, riesce ad avere un effetto catartico coinvolgendo sempre di più con le sue spirali ipnotiche. Dopo la circolare “Circa 1954” è la volta di “Strawberry Glue” che si avvale di sonorità fuzz e psych-rock molto trascinanti: non siamo poi così lontani dal rock chitarristico dei Television! “Beta Male” è un altro momento molto convincente, ruvido ed essenziale. “NK” è invece ipnotica e ultraminimale mentre in “Ultra Vivid”, molto rilassata, ci sento ancora echi di Television. Con “She’s A Cult” il fuzz torna a graffiare in maniera decisa e la successiva “There’s A Little Passing Cloud In You” ci conduce in territori più stemperati e d’atmosfera. La chiusura è affidata alla tenue e delicata melodia di “Airportism”.

The Album Paranoia è sostanzialmente un disco che ci mostra un gruppo con delle buone potenzialità  e che piacerà sicuramente ai seguaci dello shoegaze: non resta che aspettare i passi successivi degli Ulrika Spacek.

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