Verdiana Raw. Foto di Mrs.Lovett

Impossibile non ‘innamorarsi’ di Verdiana Raw o, comunque, non sottostare al suo fascino, almeno un pochino. L’osservazione forse non è pertinente se si parla dei suoi dischi, ma diviene inevitabile se la si ascolta dal vivo: un’esibizione, del resto, è ‘fatta’ di tanti elementi, oltre che di musica, e si valuta con altre misure, fra le quali la capacità di ‘prendere’, di comunicare, di mandare a chi è presente un messaggio più diretto di sé e della propria arte. Verdiana attrae, conquista, più che ‘prendere’ e, quando va via, lascia ‘privi’ di lei: lo spazio resta vuoto della sua voce e la musica continua a risuonare nella mente anche dopo ore che si è spenta. Un’esperienza particolare che si vorrebbe condividere con tanti, se non fosse che lei sceglie spesso siti piccoli, che contengono poche persone, come chiese irraggiungibili, altre librerie, insomma ambientazioni – si vorrebbe dire – anche più che ‘confidenziali’… E’ andata così anche sabato 14 maggio all’IBS-Il Libraccio di Firenze, a due passi dal Duomo. L’occasione era sostanzialmente la presentazione del nuovo album Whales Know the Route, in uscita in questi giorni, di cui, naturalmente, si parlerà nello specifico, anche se è difficilissimo, ora, non anticipare nulla. Il concerto era dunque il completamento di quella che poteva limitarsi ad essere una semplice conversazione anche se, ovviamente, tutti non aspettavamo altro che di ascoltare la voce di lei.

Ma, se di presentazione trattasi, presentazione sia! Il compito è toccato a David Drago, speaker radiofonico presso Novaradio Città Futura ed esperto musicale che, giustamente preparato, ha ripercorso le tappe della formazione e della carriera dell’artista – traguardi non da poco, come si sa – e si è poi soffermato sul nuovo ‘capitolo’, evidenziando le ragioni per cui appare molto diverso dal precedente Metaxy – e diverso indubbiamente è, giusto saperlo! – e l’importanza che ha rivestito, per lei, la collaborazione con un musicista di esperienza e fama consolidate come Paolo Favati, che l’ha introdotta nella scuderia della sua etichetta Pippola Music, oltre ad essersi occupato della produzione dell’album in cui ha suonato le parti di basso. Tutte notizie molto interessanti che, comunque, avevamo letto in giro e di certo ripeteremo anche su Ver Sacrum: in pratica sono servite a rendere l’attesa ancora più intrigante.

Erika Giansanti. Foto di Mrs.Lovett

Così, quando il concerto è cominciato, la partecipazione è stata grande. Nonostante l’esiguità dello spazio, erano ben quattro i musicisti che accompagnavano Verdiana, felice come una bambina di poter suonare in mezzo ad una enorme quantità di libri: in pratica, oltre agli elementi ormai insostituibili Bacchi e Chiari, i nuovi acquisti Erika Giansanti alla viola e Paolo Favati al basso. I brani, come spiegato da lei stessa, venivano opportunamente resi in versione acustica ma l’effetto è stato in ogni caso dirompente: la veste scelta, infatti,  ha ridotto l’‘impatto’ sperimentale che ben si percepisce sul disco ed ha conferito loro un’incantevole ‘aura’ classicheggiante grazie soprattutto alla fondamentale presenza degli archi. Ma, come tutti hanno osservato, quando lei siede alla tastiera il suono è inconfondibile.

Il bellissimo singolo “Time Is Circular” eseguito all’inizio ed alla fine, come bis, diventa quasi un simbolo, punto di partenza e di arrivo di un viaggio che, appunto, ha la stessa perfetta forma del tempo che serve a viverlo: tutto concorre a rendere ideale questo ‘moto’: la chitarra avvolgente di Bacchi, il basso grintoso di Favati, la ritmica scandita da Chiari e il canto, ‘accarezzato’ dalle note ‘antiche’ di una spettacolare Giansanti; sulla voce, poi, niente si può dire che non sia stato già notato, sottolineato e lodato. Verdiana sembra usarla con una padronanza più ‘professionale’, come se volesse, se non ‘imbrigliarla’, quanto meno ‘disciplinarla’, privandola delle tonalità più ‘selvagge’ che a volte hanno impressionato, perché si ponga, in un certo senso, più al servizio della musica: non mancano, comunque, i momenti di impetuosa intensità e, sempre, la grandezza e la bellezza di ciò che questa ugola sa produrre è al di là di ogni descrizione. “Behind That Ballerina Dress”, il secondo brano dell’album, ‘scivola’ fra pathos e malinconia, quasi più suggestivo in veste minimale. Ma, si diceva, l’emozione è notevole quando si levano cupe e struggenti le note della tastiera, come nella title track  “Whales Know The Route” e in “Planets”, passaggi di una poesia indescrivibile in cui ci si ritrova con le lacrime – di dolore? Di gratitudine? – e senza parole. Il tempo, ‘circolare’ che sia, è purtroppo volato…

L’hanno detto in tanti e lo ripetiamo anche noi: Verdiana Raw, nel nostro attuale panorama musicale, è una realtà di cui andare semplicemente fieri e assistere ad una esibizione del suo gruppo è un privilegio a cui non rinunciare, se capita l’opportunità. Approfittate di questo tour, se solo potete…

Verdiana Raw. Foto di Mrs.Lovett