Blancmange: Commuter 23

0
Condividi:

bMangeConsiderando il tempo che è passato dal loro brillante esordio, parlare di Commuter 23, l’ultimo album degli inglesi Blancmange – chiamarsi ‘budino’ può essere stata una idea casuale, come sempre sostenuto da Arthur e Luscombe, o una sorta di provocazione? –  vuole rappresentare una specie di tardivo omaggio ad un gruppo che, in anni un po’ lontani, ha ravvivato molte mie serate in discoteca con deliziosi brani synthpop, in grande concorrenza con quelli dei primi Depeche Mode. La storia ha poi dimostrato che le capacità di questi ultimi erano diverse – o è stata una questione di fortuna? – se la traccia da loro lasciata è durata per anni ed è presente ancora oggi, mentre l’astro dei Blancmange si è presto dileguato con una manciata di hits, un paio di dischi ‘azzeccati’ fino allo scoglimento avvenuto nel 1986. Non sorprenderà nessuno, di questi tempi, apprendere che i nostri hanno poi voluto ‘riprovarci’ con una reunion nel 2011: oggi i Blancmange sono più che altro un solo project incentrato su Neil Arthur che si appoggia, quando occorre, a vari collaboratori. Commuter 23, uscito quest’anno, è principalmente un lavoro di elettronica moderno e curato, non sempre vicino ai brani lievi ma tanto godibili degli inizi forse perchè frutto di altre competenze ma, nel complesso, abbastanza ricco di spunti da risultare interessante. In dettaglio: l’opener “Red Shift (Blame Thrower)” è una delle tracce più insolite ed intriganti, nel suo unire suoni corposi, dal sapore ‘cinematografico’ ad una parte vocale oscura e ripetitiva; subito dopo, troviamo “Flight 2157”, una delle più ‘tecnologiche’ e sperimentali – l’ispirazione sembra qui risalire fino ai Kraftwerk, senza i quali molta della musica di questo genere forse non esisterebbe – ma è la title track a mostrare un’affinità maggiore con sonorità ‘germaniche’ di stampo kraut. Completamente diversa, invece, la seguente “I Wish I Was You” che accoglie elementi di stile postrock per tratteggiare un’atmosfera più lieve e serena: la leggerezza delle melodie è sempre stata del resto una delle caratteristiche dei Blancmange dei tempi d’oro. “Last Night (I Dreamt I Had A Job)”, uscita anche come singolo, è una via di mezzo fra un episodio pop ed un pezzo ammiccante ed ironico e, poco più in là, “N.H.S.” ci restituisce un ‘assaggio’ di anni ’80; “It’ll Pass Maybe” si riallaccia di nuovo ai Kraftwerk (“Numbers”?). Delle restanti, cito infine “Scarred”, dai vasti suoni ‘siderali’, la più interessante del terzetto finale che si attiene a ‘stilemi’ fra l’atmosferico e l’ambient: la voglia di sperimentare non scompare certo con l’età…

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.