Koban: Abject Obsessions

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abjectDopo l’album Null del 2013 e l’EP Vide del 2014, ecco un nuovo full length del duo canadese Koban, che ribadisce le positive premesse poste agli inizi e prosegue ulteriormente sulla strada verso l’oscurità. Abject Obsessions è uscito recentemente per Avant! Records e contiene dieci sostanziosi brani densi di inquietudine e cattiveria: Samuel Buss e Brittany West si mostrano più maturi e padroni della ‘materia’ e si avventurano occasionalmente – con buoni risultati – anche in terreni sperimentali e ‘rumoristi’ che conferiscono una maggiore varietà. Qualche traccia appare come sempre adatta ai dancefloor di genere. La prima, “This Pursuit”, attacca con stranianti suoni elettronici, ma dopo pochi secondi una ritmica seccamente aggressiva, una chitarra ‘fra le più  ‘taglienti’ e la voce di West distaccata ed uniforme ci proiettano in un paesaggio da alienazione post-moderna. Subito dopo, “Instinct of Ego”, sorprende ancora una volta con lo stile della chitarra, straordinariamente grezzo e ‘crudele’, che ben si accompagna con le tonalità ‘provocanti’ della vocalist: parlare qui di atmosfere cupe è praticamente d’obbligo. Del resto anch Buss non se la cava affatto male come vocalist: nella seguente “Lesser”, dopo l’esordio più che mai tetro e ‘nevrotico’, dominato da un basso assai teso e da note di chitarra davvero stridule, il suo canto colpisce per la freddezza quasi ‘cimiteriale’; la quarta traccia, “Elias See’s”, a mio avviso una delle più belle, ‘gioca’ sull’andamento ‘forsennato’ e sulla voce di West che contiene tutti i toni della più ‘nera’ veemenza. E’ allora con un certo sollievo che si accoglie la successiva “Between the Differences”, in cui, svelate in pieno le radici post-punk, il clima si fa disperatamente malinconico e anche la vocalist frena gli impeti per modalità più intensamente patetiche. Da qui in poi, gli scenari restano stabilmente oscuri e molto legati alla tradizione: si prenda, ad esempio, la chitarra ‘acuminata’ di “Certain Tears”, il basso ‘profondo’ di  “Maladie” e, in chiusura, ”We Run Red Lights”, caratterizzata da una chitarra da urlo e da un diabolico duetto vocale da parte di questa coppia implacabile, che si conferma ‘maestra’ di stati d’animo ben poco placidi.

 

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