The Neon Demon – Nicolas Winding Refn

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imageParlare di The Neon Demon non è cosa semplice. Il nuovo film di Nicolas Winding Refn appartiene ad un genere a se stante. Difficilmente potrà essere catalogato.
Durante, ma soprattutto dopo la visione, a distanza di ore, si ha sempre più l’impressione che le vicende della splendida Jesse (interpretata da una meravigliosa Elle Fanning) siano solo il presupposto per scuotere nel profondo l’anima dello spettatore.
Il mondo della moda, che viene descritto/non descritto durante i 117 minuti del film, risulta essere solo il pretesto per lanciare un’analisi sulla condizione umana, su quanto l’uomo in senso lato, sia disposto a fare per ottenere ciò che vuole, in questo caso con un’aggravante: “quello che vuole, lo vuole realmente?”. Ma soprattuto: “cosa vuole?”
I personaggi sembrano fare da comparsa, sono entità a se stanti che vagano nello spazio claustrofobico della pellicola, senza un perché, senza dare un senso compiuto alle azioni che si svolgono sotto i nostri occhi.
In tutto questo lo spettatore rimane catturato, affascinato da un qualcosa che non riesce a definire. È come se si trovasse sulla lama di un rasoio in precario equilibrio (molte immagini del film rimandano all’equilibrio). Cadendo da una parte potrebbe trovarvi splendidi rimandi a pellicole del passato come Suspiria ed Il Bacio della Pantera e a veri e propri tributi. Come nel caso di una lunga sequenza che ha per protagonista Ruby, interpretata da una superba e affascinante Jena Malone che sembra una rilettura molto personale di Antropophagus di Joe D’Amato.
Dall’altra parte della sottile anima della lama trova invece il vuoto generato da Refn, dove i contenuti sono solo pretestuosi e ogni singolo fotogramma si impregna nell’animo dello spettatore, per decantare, in attesa di deflagrare a momento opportuno.
Così si esce dalla sala frastornati per la visione, con la consapevolezza di aver assistito a qualcosa di unico. Cosa che nel 2016 deve essere considerata un successo.
Ma questa unicità della pellicola, come per ogni opera d’arte che si rispetti, potrà essere amata od odiata all’inverosimile. Sentirete sia dire che il film non ha senso, che è di cattivo gusto e che è noioso, con la stessa frequenza e intensità con la quale lo sentirete elogiare, con rimandi alle pellicole più disparate, ad analisi sulle più varie metafore che alcune immagini e situazioni possono suggerire.
Indipendentemente dalla corrente che si vorrà seguire, rimarrà innegabile, da qui all’eternità, la splendida fotografia: ogni fotogramma della pellicola può essere considerato alla stregua di un quadro post-moderno.
Superbo come sempre il lavoro svolto da Cliff Martinez (ex batterista dei Red Hot Chili Peppers) che ormai vive in simbiosi con Refn, per la splendida colonna sonora.
Personalmente oso sbilanciarmi definendo The Neon Demon il “Barry Lyndon degli anni ’00.

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