It Follows – David Robert Mitchell

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Il titolo non sensazionalistico ma di effetto, esprime nella sua semplicità ed in maniera inequivocabile la trama della pellicola, sceneggiata e diretta da David Robert Mitchell.
La sequenza di apertura, girata in un’unica soluzione temporale oltre ad essere in grado di coinvolgere lo spettatore catapultandolo nella storia, riesce in modo elegante a richiamare piacevolmente molti cliché tipici del genere, in modo assolutamente naturale, senza ridicolizzarne il contenuto.
Onestamente è doveroso ammettere che era da diverso tempo che non si assisteva nelle sale ad un incipit tanto semplice quanto di effetto. Caratteristica che in pochi minuti lancia un importante indizio sulla qualità della regia della pellicola, estremamente curata per tutti i 107 minuti nei quali si sviluppa la storia.
La trama, molto semplice ruota attorno ad una vera e propria maledizione che si trasmette sessualmente. A farne le spese la protagonista “Jay”, interpretata da una brava Maika Monroe che, dopo un incontro intimo con il suo nuovo compagno, inizierà ad “essere seguita” da qualcosa di maligno in grado di presentarsi sotto diverse forme e nei più disparati momenti.
Jay e i suoi amici si troveranno coinvolti in qualcosa di molto minaccioso, quanto indefinito e grande, in grado di diffondersi presumibilmente senza soluzione di continuità.
Definire, come è sbandierato allegramente nella locandina della pellicola, il film “terrificante”, “capolavoro”, o come si legge sulla rete “il miglior horror degli ultimi dieci anni” non solo risulta esagerato ma paradossalmente nuoce alla pellicola perché non le rende giustizia.
Diciamolo chiaramente: nel 2016 le persone che possano spaventarsi per un film del genere credo si possano contare sulle dita di una mano.
La mia speranza è che siano molte di più quelle che abbiano il coraggio di vedere il film liberandosi dalle solite, ridicole, pubblicità esageratamente promettenti, che, se considerate letteralmente, rischiano di compromettere l’onestà intellettuale dello spettatore, inibendogli la fruizione di quello che di realmente interessante è presente nella pellicola.
Un esempio? Il basso budget non ha certamente impedito a Mitchell di compensare la carenza di effetti speciali e “gore” con una dose massiccia di tensione che, se, come dicevo non spaventa, risulta comunque estremamente raffinata e deliziosamente architettata. Un grosso merito in tal senso va riconosciuto al compositore “Disasterpeace” per aver creato una colonna sonora elettronica che sposa alla perfezione le bellissime immagini del film, donando ritmo alle sequenze che vanno in scena, con una naturalezza che non ricordo da tempi immemori.
In sostanza Mitchell passa a pieni voti la prova donandoci un film che non è un capolavoro assoluto, come ingenuamente viene detto, ma che costituisce sicuramente una ventata di aria fresca in mezzo alla solite sciocchezze che sono proiettate sugli schermi e che mancano di originalità e spessore.
Un film da vedere e acquistare per la tecnica con la quale viene messa in scena la vicenda. E nel 2016 non credo che sia cosa da poco.
Un grosso applauso per la Midnight Factory, casa distributrice di pellicole horror che hanno sempre un minimo comun denominatore: la qualità.

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