Radiohead: A Moon Shaped Pool

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imageA cinque anni di distanza dall’ostico ed affascinante “The King of Limbs”, nel 2016 i Radiohead licenziano “A Moon Shaped Pool”, disco molto atteso, presentato a sorpresa solo come i nostri sanno fare.
I due singoli rilasciati in maggio, ad un solo giorno di distanza, “Burn The Witch” e “Daydreaming” sono emblematici della spaccatura che contraddistingue la musica dei Radiohead dal periodo di “Ok Computer” a seguire. La prima canzone, sorretta da un’intrigante giro di archi, si contrappone nettamente alla dimensione sinuosa ed onirica di “Daydreaming”.
Il collante di tutto, come sempre, rimane l’arrangiamento elettronico in grado di portare in scena uno spettrogramma emozionale che può toccare punti di decadente romanticismo come nella stupenda “Decks Dark” (uno dei migliori episodi del lotto), o scaraventare l’ascoltatore verso ritmi frenetici, come nel caso di “Full Stop” che richiama certe soluzioni proposte già ai tempi di “In Rainbows”.
Quando il suono viene ridotto all’essenzialità sorprende la naturalezza con la quale la musica riesce a colpire e ad affondare le emozioni dell’ascoltatore. Tracce come “Glass Eyes” o la rilettura minimale della già nota (in dimensione live) “True Love Waits”, mettono i brividi.
Se un brano come “Identikit” ammalia per il bell’arrangiamento di chitarra, misurato ma estremamente incisivo, una canzone come “Present Tense” cattura fin dal primo ascolto, richiamando alla mente le suggestive immagini dei film musicati da Morricone.
Se quest’anno bisestile musicalmente parlando si è portato via tanto, in questo caso un grandissimo spiraglio di luce ci è stato dato dai Radiohead che sono riusciti nella difficile impresa di confezionare qualcosa di nuovo, senza ripetersi.

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