Silentways: Silentways

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a4000263808_16La nuova ‘creatura’ della Swiss Dark Nights si chiama Silentways, un quintetto napoletano di recente formazione, al suo esordio con un lavoro di fine fattura che ‘rinverdisce’ i fasti del genere darkwave/ethereal, al momento in una fase non particolarmente stimolante. Membri della band Davide Fusco, Nino Candia e Francesco Candia, già nel progetto Trees, sciolto dal 2005 e, insieme a loro ritroviamo la chitarra e tastiera di Roberto Esposito e la voce di Annalisa Lynch, entrambi provenienti dall’esperienza, rimasta sconosciuta ai più, di The End of Tapes: in sostanza nessun ‘principiante’ bensì tutti artisti con personalità e caratteristiche proprie che, nei Silentways, danno frutti maturi e ricchi di ‘sapore’. L’album, che porta il nome del gruppo, contiene undici brani dall’atmosfera soave ma densa, apparentemente lieve ma che necessita di un ascolto non distratto oltre che della disponibilità ad abbandonarsi alla musica ed alle sensazioni che essa sa suscitare. La vocalist Lynch, forse non dotata di potenza sorprendente, riesce tuttavia a dominare la scena con una grazia malinconica e riservata che ben si adatta ai paesaggi introspettivi e crepuscolari disegnati dalla band. Immagini ‘nordiche’ e decisamente ‘tenebrose’ vengono tratteggiate da arpeggi delicati e tristi, appena ‘increspati’ da una ritmica sobria che si inserisce piacevolmente nel fondamentale intimismo del contesto, contribuendo ad una amalgama sottilmente onirico che trae le sue radici da una tradizione risalente, fra gli altri, ai Cocteau Twins. Apre il disco la lineare ed oscura darkwave di “Undercurrent”, caratterizzata da uno scenario di una malinconia struggente. Subito dopo, la lirica e trasognata “Rainfall”, a mio avviso una delle più riuscite: la ‘morbida’ ritmica iniziale introduce visioni di solitudine, la melodia seducente è sorretta da chitarre ‘cristalline’ come una pioggia primaverile e dal cupo basso e la musica entra nell’anima. Quindi, dopo l’avvolgente trama ‘sintetica’ e gli arpeggi di “A Hidden Sunlight” e le tenui, estatiche armonie di “Backyard”, troviamo un ‘piglio’ più gotico in “Fainting Angel”, dove è il basso a risaltare con una certa decisione su passaggi di chitarra dal sapore tipicamente ‘wave’. Ma anche “Absence” gravita in area wave mentre la vocalist dà qui davvero il meglio di sé; poi colpisce la tristissima atmosfera di “Dissolve”, ove  si nota musicalmente una maggior ricchezza strutturale. Dei brani restanti, segnalo la suggestiva “Life”, uno degli episodi più vicini al classico gothic rock e “Alchemy”, che chiude l’album in un clima di sognante romanticismo, completato alla perfezione dal canto pieno di pathos, lasciando l’ascoltatore in un mood di delizioso ‘spleen’.

Per informazioni: https://swissdarknights.bandcamp.com/album/silentways
Web: https://www.facebook.com/Silentways-1026371937391731/
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