spoiledProgetto fondato dal pugliese Giovanni Santolla, The Spoiled esce, via Manic Depression Records, con Parasite, un album con tredici tracce di impronta darkwave ma con caratteristiche eterogenee, alcune molto particolari, che hanno attirato l’attenzione dei fan del genere. Partendo infatti da una ‘disposizione’ tipicamente postpunk/wave, il nostro la arricchisce di rumorismi ‘industrial’, chitarre ‘shoegaze’ che arieggiano vagamente i primi The KVB e ‘scenari’ cinematografici, il tutto in un clima assolutamente ‘dark’ ma con una ricchezza notevole. Sonorità così tormentate evocano paesaggi ‘metropolitani’ quasi ‘crudeli’, immagini di alienazione con la tensione costantemente alle stelle: un ascolto tutt’altro che tranquillo ma di impatto importante. Apre il prologo brevissimo di “Eve”, un minuto o poco più di angosciosi suoni a tinte industrial. Subito dopo, inizia la corsa ‘frenetica’ di “Closure”, un profluvio di note di chitarra aggressive e ‘taglienti’, sospinte da una ritmica davvero forsennata e, a seguire, uno degli episodi che preferisco, “Wish House”, traccia assai legata al postpunk: atmosfera oscura, basso cupissimo, rumorismi sparsi e distorsioni che ‘coprono’ quella che sembra una remotissima voce, un assaggio di un mondo che pare in disfacimento. Si ritrova poi l’andamento delirante e la chitarra ‘furiosa’ in “Empty Station”, ove si possono riconoscere analogie con i The Soft Moon mentre “Bound in Heaven” disegna uno spettrale paesaggio da cinema horror che si dissolve rapidamente per lasciar posto al complesso scenario industrial di “Romantic Nightmare”, dai colori davvero plumbei. Gli orizzonti paiono in un certo senso ‘allargarsi’ nella successiva “When Sheep Stop Dreaming” dove i suoni non risultano certo più leggeri ma piuttosto diluirsi in una dimensione più meditativa e personale, mentre in “Until We Fall Apart” prevalgono le modalità tetre ed ipnotiche dei migliori The Soft Moon. L’altro episodio vicino al postpunk, la bellissima “I Am Void”,  si concede una pausa non esattamente rilassata ma certo meno aspra e tortuosa e, tutto sommato, anche adatta ai dancefloor di genere. Le restanti tracce gravitano in ambito industrial/noise e le atmosfere tornano decisamente opprimenti: la title track sembra percorsa da un’inquietudine tesa e minacciosa ed anche i ‘rumorismi’ di “Samael” riflettono esperienze ‘industriali’ di stampo tradizionale. Il lavoro di The Spoiled è dunque, a mio avviso, interessante e ricco di stimoli; non propone assolutamente soluzioni inedite ma contiene tutti i presupposti per un’evoluzione in tal senso.