Charun: Stige

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Provenienti dalla Sardegna, i Charun si esibiscono in cinque tracce titolate in latino e collocabili nel mare magno del post-rock. Le doti esecutive in loro possesso ampliano però i loro orizzonti, abbracciando derive metal/doom, dilatando ambientazioni rarefatte senza per questo imporre all’ascoltatore durate estenuanti, perfezionando anche negli episodi più estesi formulazioni assai coinvolgenti. Strumentali che evocano le infinite distese d’un deserto, la notte, percorso da correnti fresche, corroboranti, ma anche le immensità del cosmo che lasciano attonito chi le scruta con animo inquieto. I Charun, come i connazionali Calista Divine, non si dimostrano freddi calcolatori, indugiano bensì sulle emozioni, sul sentimento, come nella splendida “De brevitate vitae”, vera e propria contemplazione del nostro intimo, specchiato nel fondo d’una pozza d’acqua cristallina. Per poi in “Divina voluptas” che la segue, lasciare che le note s’imbizzarriscano, ricorrendo alla teatralità del doom più rutilante. L’attraversamento di Stige comporta impegno ed attenzione, ma in fine non si dimostra impresa impossibile. Tutt’altro, giunti all’altra sponda potremo volgere lo sguardo all’indietro, al percorso compiuto, scopriremo così ulteriori particolari, la prima volta celati dal turbinio che ha travolto la nostra coscienza.

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