Lo Straniero: Lo Straniero

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straniero.jpegAttiva dal 2014, Lo straniero è una band di Alessandria ai primi passi nell’universo dell’elettronica, dove però ha saputo presto distinguersi ricevendo fra l’altro alcuni riconoscimenti che l’hanno imposta all’attenzione della critica specializzata, sempre a caccia di talenti ‘freschi’ ed insoliti. A questo progetto, per molti aspetti, si adattano entrambi gli aggettivi: di ispirazione palesemente ’80, i cinque ragazzi – Giovanni Fancelli, Federica Addari, Luca Francia, Valentina Francini e Francesco Seitone – esplorano, con la loro pop-elettronica dai suoni lievi quanto piacevoli, abbinata a testi che vale la pena di seguire, un settore già ‘stracolmo’ per arricchirlo di un contributo personale e riconoscibile. L’album porta il loro stesso nome – non è ovvio pensare a Camus? – e consiste di undici tracce curate in modo impeccabile che stanno riscuotendo parecchi consensi. La prima, “Speed al mattino”, apre il disco con ritmo vivace, lineare melodia ‘sintetica’ e un testo che dà da pensare. Subito dopo, “L’ultima primavera”, a mio avviso uno degli episodi migliori, delinea uno scenario malinconico quanto sorridente sulla base di un motivo piacevolmente orecchiabile, scandito da un basso di carattere, con la briosa e ‘giovanile’ la parte vocale a cura di Addari e Facelli: chi abbia presente “Saturday Nite” dei mitici Central Unit, vi ritroverà la stessa atmosfera. Più cupa e introdotta da un bel basso wave “Rimango qui”, ritratto femminile pervaso di forza vitale come la seguente “Nera”, di cui, ancora una volta, le parole sono notevoli. In “1249 Modi” e nella successiva “Cavalli di Carta” , le sonorità divengono più morbide ed oniriche con soluzioni melodiche e ‘coretti’ non sempre riusciti, e, dopo la quasi-ferrettiana “Braccia ribelli”, “Jet Lag ci propone un clima più meditativo e intimista, testo denso di amarezza ed una base ‘sintetica’ di grandissima efficacia. In chiusura troviamo ancora una ‘perla’ dell’album, “Sotto le palme di Algeri”: suoni vellutati eppur ‘diversi’ e ‘diversa’ è la sostanza dei paesaggi evocati uno dopo l’altro come alla ricerca di qualcosa, anche se il punto di arrivo in realtà è dentro sé. Il finale meditativo di “Angeli sulla punta di uno spillo” conclude questo disco inusuale, colto e ricco di spunti.

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