Public Memory: Wuthering Drum

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PublicPublic Memory è il progetto solista dell’americano Robert Toher già membro del gruppo Eraas’. Se la precedente esperienza del musicista gravitava in area postpunk, la tendenza si evidenzia ancora di più in Wuthering Drum, il debut album di Public Memory: le dieci tracce che contiene infatti sono pervase da un clima oscuro – certi passaggi sono veramente funerei! – che scaturisce da un’elettronica dalle sonorità spesso opprimenti con frequenti contaminazioni ambient e momenti di pura sacralità che creano effetti molto suggestivi; il tutto è completato dal canto sorprendente di Toher, una sorta di espressione impalpabile, quasi ‘asessuata’ che ad alcuni ha ricordato lo stile di Thom Yorke e, in ogni caso, contribuisce a suscitare un’idea di totale ed inquietante irrealtà. Prendiamo per esempio la prima traccia, “Heir”, che esordisce con insoliti suoni di stampo orientaleggiante: le visioni che ne scaturiscono non potrebbero essere più tetre ed i ‘tintinnii’ che si percepiscono qua e là finiscono col gettare ombre sinistre su un testo che come la maggior parte di quelli dell’album, è stato ritenuto sibillino. Subito dopo, in “Mirror”, la musica stessa appare ‘sibillina’: scandita in modo lento e solenne, ha al centro il canto impostato come un inno, che spicca sulla freddezza di suoni elettronici estremamente ‘variegati’; a seguire, “Ringleader” sprofonda nelle tenebre più fitte, evocando paesaggi che sanno di passato e di magia. Da non perdere anche “Domino”, che propone tre minuti e mezzo di darkwave tesa e depressa – ma assai avvolgente! – prima che giunga uno dei pochi esemplari caratterizzati, per così dire, da una melodia ben definita, ovvero “Cul De Sac”, strutturata su una sorta di marcia funebre, indimenticabile per il ‘trillante’ quanto sinistro piano ed il canto sconsolato. “As You Wish” persiste nelle sonorità lugubri, tanto che non sfigurererebbe nella soundtrack di un film dell’orrore e, a questo punto, lo scenario rimane fino alla fine inesorabilmente nero, a parte la melodia animata da ritmiche‘tribali’ di “Zig Zag” e le ‘variazioni’ oniriche della conclusiva “Lunar”. Wuthering Drum è dunque un disco di grande fascino che si scopre attraverso gli ascolti e che consiglio a chi voglia cimentarsi con esperienze inusuali.

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