Albireon & Omne Datum Optimum: Fragments

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albireonomnedatumo E’ piovuto. Finalmente ho potuto respirare l’aria monda dalla caldana che l’opprimeva, cappa che pareva inscalfibile, e che le gocce cadute copiose hanno spazzato via. L’odore della terra arsa bagnata dall’acqua scesa dal cielo penetra le mie nari, i ricordi scivolano via, indietro ad ogni fine d’estate segnata dai primi temporali che interrompono la siccità. Ecco che finalmente posso apprezzare appieno la profondità di Fragments, divisa equamente tra Albireon (Davide Borghi, Carlo Baja Guarienti e Stefano Romagnoli) e GTh+XXI, solida come i loro spiriti di cantori incorrotti e fragile come le loro parole che si sperdono nell’immensità del vuoto. Come la copertina, con quella figura creata con il filo di ferro e che sovrasta il possente torrione, o quello che ne resta, o come le voci di bimbe (di Maria Chiara e Valentina, le bimbe di Davide) che appaiono e scompaiono qua e là, banshees o fate chissà. Una bellezza arcana, austera, che si specchia in una Arte semplice, quella del narrare accompagnati da pochi strumenti che si rivelano nella loro essenzialità validi accompagnatori di chi declama questi versi che provengono da epoche antiche, come monili impolverati tratti da qualche vecchio baule e riportati alla primitiva lucentezza. Come brillano, appagando il nostro sguardo che scruta la loro superficie alla ricerca di chissà qualche indizio che riveli la mano che li ha creati! Centonovanta ed una copia in confezione cartonata che si apre a libretto (digipack per gli anglo-sassoni), e che svela i contenuti essenziali di quest’opera che, come è nella natura di coloro che l’hanno concepita, è destinata a durare, a resistere alla prova del Tempo, che dovrà rassegnarsi alla sua virile tenacia. Cinque i brani di Albireon, dei quali tre inediti (“The poet and the warrior” e “Tra gli asfodeli” risalgono al 1996, “Nubi” al 2015) e due già pubblicati su “I passi di Liù” (“Gli equiseti” e “Cerbastri”, in versioni aggiornate), fragili come i crochi o come lo strato di ghiaccio che ricopre il manto nevoso che i nostri scarponi spezzano, affondando nel biancore accecante. Questo disco che celebra l’incontro tra Davide ed Omne Datum Optimum è sancito da un episodio centrale che introduce la porzione riservata a Gaudinis Th+21, l’atmosfera si fa più sacrale, più profonda, più sperimentale, ed allora pare di essersi messi in marcia di fianco ad una colonna di Cavalieri dalle bianche vesti, colle lucide armature che riflettono i raggi del sole all’alba (“Chanson du Roi Renaud”, versione di un canto popolare francese, “Crusaders anthem”). Sonorità che possiedono ed irradiano una forza descrittiva immane (“O mon bel ami…”, “Lament”), che lascia storditi ed affascina allo stesso tempo, che costringe l’ascoltatore a soffermarsi sulle singole note; sparse con parsimonia sul tappeto intessuto da mani sapienti, vanno raccolte con gesto fermo ma delicato, perché fragili, così lontane come sono da un presente che predilige il frastuono, che stordisce la volontà fiaccandola. Fragments strappa il drappo nero dell’ignavia, ma ci ripagherà dello sforzo compiuto rivelandoci infine tutto il suo intimo fulgore. Due artisti diversi nello stile e nell’interpretazione ma accomunati da una sensibilità rarissima, che fa sì che il loro sodalizio s’incanali in una direzione condivisa che rende questo disco prezioso un’opera unica, come chiaro è il cammino che ci attende, fra prati chiazzati di neve e pietre silenti che segnano la via.

Per informazioni: https://albireon.wordpress.com
Web: http://www.facebook.com/OMNE-DATUM-OPTIMUM
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