Ritual Howls: Into The Water

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ritualTorna il trio del Michigan, i Ritual Howls, con il terzo lavoro che segue il precedente Turkish Leather di circa due anni. Into The Water conferma tutte le positive impressioni suscitate dall’album passato: nove tracce di post-punk teso, diretto e ben poco disponibile al compromesso. Paul Bancell, oltre alla parte vocale, conduce una chitarra senza fronzoli, mentre il basso di Ben Saginaw scandisce il tutto con decisione e Chris Samuels amministra ritmica e tastiere con sicurezza: le atmosfere sono invariabilmente cupe e occasionali derive industrial conferiscono tocchi metallici un po’ cattivi. Apre “Scatter the Scars” con sonorità decisamente pesanti e Bancell si ‘propone’ con energia quasi aggressiva. Subito dopo, “Nervous Hands” rientra nei canoni di un denso postpunk ben delineato dal basso e da malinconiche – ma quanto accattivanti! – note di chitarra, che divengono assai più ‘acuminate’ nella successiva “Bound By Light”, caratterizzata dalla ritmica ‘tempestosa’ e da influenze industrial che ‘premono’. L’esordio di “Coils And Magnets” sono limpidi suoni di chitarra che evolvono poi in toni più sottili e taglienti, sui quali il basso lascia la sua cupa impronta; “God Swamp” e “Park Around the Corner”, che seguono, non si spostano dal filone, ma la melodia della prima, a tratti dal sapore ‘folkeggiante’, resta davvero impressa per l’‘aura’ desolata che la pervade. Poi, ecco la funebre “A Thoughtful Beast”, forse l’acme drammatico dell’intero disco, in cui il canto – di un’uniformità talmente tetra da risultare deprimente –  ben si abbina alle oscure sonorità post-atomiche, dove il basso ‘spadroneggia’ e la chitarra ‘geme’. In chiusura, dopo la più anonima “Spirit Murder”, troviamo la finale “Going Upstate”, lunga ben nove minuti, che opta per una ‘miscellanea’ di stili in cui si percepiscono varie correnti di ispirazione: industrial, gothic, Morricone e anche ‘ballata’ western… di certo il pezzo più impegnativo e complesso, che attesta un talento già ‘incontrato’ in precedenza, di cui stiamo apprezzando gli sviluppi. Un’osservazione conclusiva: non è stupenda l’immagine in copertina?

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