Stonewitch: The cross of doom

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Stabilizzata la formazione a cinque elementi e finalmente imbastita la necessaria attività live, i francesi Stonewitch danno seguito alla demo “The godless” (che puntualmente recensimmo), confermando con il presente The cross of doom la loro predilezione per sonorità marcatamente rock, ponendosi nella scia di quanto espresso da Saint Vitus/Obsessed e dagli innumeri progetti ai quali ha dato corso Weinrich. Proponendo inoltre una riuscita cover di “Sign of the wolf” riconoscono nei Pentagram un’influenza certificata ed una appassionata adesione al verbo incorrotto da questi professato. The cross of doom evita rallentamenti estenuanti, e pure fughe nell’estremo, mantendosi puro nella su essenza doom’n’roll dalla prima all’ultima nota, sorprendendo con una “Beyond the sharp vine” che profuma di Louisiana: stivali che affondano nel pantano blues dal quale traggono materia viva per innerbare un brano assai convincente. La prestazione autorevole del cantante Serge Usson permette agli Stonewitch di reclamare un posto di primo piano nel panorama doom continentale, aspirazione legittimata dalla perizia e dalla coesione di un combo che può contare sulla determinazione della coppia d’asce fornita da Aymeric Mallet e da Romain Bonneau e nella dinamica sezione ritmica (i neo-entrati Cedric Allard alla batteria e Josselin Billetat al basso). La conclusiva title-track merita il plauso incondizionato degli appassionati, pur calcando una traccia già percorsa da diecine di colleghi esprime vitalità e personalità proprie, accresciute da una composta vena epicheggiante che rendono la sua articolazione ancor più interessante.

 

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