TROUBLE FAIT': The Black Isles

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trouble-faitI Trouble Fait’ sono un gruppo transalpino attivo dal 1986, che ha pubblicato recentemente questo nuovo album composto da dieci pezzi di post punk rivisitato e stemperato dalle atmosfere più malinconiche ed intimiste tipiche delle sonorità d’oltralpe. “Beads Of Emerald (To Annick H)” (La mamma di Babeth, non l’Annick che per prima verrebbe in mente a tutti) è un pezzo pieno di carica post punk, che attinge l’energia dalle onde di alti e bassi che si alternano frenetici. La title track”The Black Isles” è più lenta, introspettiva; come una finestra che si apre su un’arcipelago di dilemmi per i quali, spesso non c’è risposta, nè soluzione. “Christiana” ha il ritmo, il nervosismo che servono per ricordarci perché la musica dark agli albori si chiamava post punk; musica che risponde alle parole dell’anthem dei Sex Pistols: “No Future for you”…in cui la rabbia stempera in suoni angosciati; intrappolati in una terra di nessuno che non trova altro sfogo che nei labirinti interiori. “Sweet Perfumes” ha un’atmosfera cupa, come la malinconia di un ricordo di gioia che, terminato rimane ad aggirarsi come un fantasma nella nostra mente. “La Fille Des Baies” è più vicina alle atmosfere esistenzialiste della cold wave; lenta, con un cantato poetico e pieno di pathos, e dei cori che fanno tornare in mente i migliori Marc Seberg. “Post Punk Night In Paris” è il pezzo in cui le anime cold e post punk del gruppo si amalgamano meglio: ha la carica ed il ritmo da dancefloor e delle sfumature più intime che le donano un anima profonda. “The Silky Messenger” ha delle reminescenze new wave accompagnate da un canto coinvolgente e dei cambi di ritmica old school che la rendono accattivante e coinvolgente. “Regeneracy” è un anthem post punk ammantato di malinconia crepuscolare; un brano che pare la corsa piena di energia di un funambolo che cerca di attraversare l’abisso in equilibrio su un filo sottile. “Heavy Tea” è più lento; una ballade di scuola francese con i riff di chitarra che paiono sottolinineare momenti di riflessione, di introspezione. “Tacheles” affonda le radici nella wave e pare esprimere il disorientamento di fronte al mondo interiore ed ai fantasmi che spesso lo popolano.

Per concludere penso si tratti di un lavoro che rispecchia e rielabora in chiave personale le influenze di decenni di attività e di ascolto di musica “oscura”

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