Black Tape for a Blue Girl: These Fleeting Moments

0
Condividi:

blacktape-jpeg-jpI Black Tape for a Blue Girl, come sempre guidati da Sam Rosenthal, ci hanno da poco regalato il nuovo, atteso full-length, che era stato preceduto da due EP, The Bike Shop e Limitless. Questo These Fleeting Moments, la cui uscita coincide con il trentesimo anniversario del gruppo, è, a mio avviso, è un vero e proprio scrigno di emozioni. Varia, ricca di spunti ma anche di reminiscenze del passato, la sua musica cattura senza aggredire, aprendo all’ascoltatore un mondo oscuro, non solo ‘gotico’ ma ricco di immagini che seducono e turbano allo stesso tempo. Importante ritorno quello dello storico cantante Oscar Herrera, stavolta in interazione/alternanza con la figlia Danielle, la quale si mostra indubitabilmente all’altezza del compito; ma anche Nick Shadow alla viola e Brian Viglione, ancora una volta alla batteria, ‘funzionano’ alla perfezione. Il disco contiene tredici tracce per un totale di oltre un’ora di ascolto: impossibile definirne insignificante anche soltanto una. Certo non la prima, “The Vastness Of Life”: se non fosse così densa e piena di pathos, non si potrebbe facilmente seguirne i diciassette minuti e oltre; in realtà essa è strutturata in ‘sezioni’ distinte, dalle sonorità abbastanza diverse ma collegate da un filo ‘cinereo’ di angoscia esistenziale che si rispecchia anche nei testi tetri ed introspettivi e gli stacchi sono sottolineati da brevi intervalli di impronta ‘classicheggiante,’ in cui gli archi inondano l’ambiente di note tristissime. I due vocalist collaborano nel dare vita alla lunga ‘carrellata’ attraverso ombrosi ‘vani’ dell’anima e l’attenzione viene calamitata e tenuta desta senza nessuna fatica fino all’ultima nota. Dopo un esordio del genere sbaglierebbe chi cercasse nelle altre tracce un calo di intensità: sono più brevi ed accessibili, ma l’attrattiva non diminuisce. “Limitless” si fa portatrice di avvolgenti malinconie wave, irresistibili nell’abbinamento con il ‘robusto’ canto di Herrera, e “One Promised Love”, invece, appare più vicina ad un folk morbido e lirico, con momenti veramente toccanti; “Bike Shop/Absolute Zero”, poi, già nota dall’EP precedente, continua nella stessa ispirazione arricchendola di riusciti passi ‘sintetici’. Del resto, con i Black Tape malinconia non fa riferimento ad una semplice categoria di pensiero quanto piuttosto ad una visione più ampia, come in “Affinity”, in cui una melodia mesta e dolce è combinata con una sorta di tastiera gotica che accompagna in modo struggente la delicata voce femminile. A seguire, sfiora il capolavoro la strumentale “Please Don’t Go” che, con archi e tastiera, evoca crepuscolari paesaggi di altri tempi e anche “Six Thirteen” non si discosta dalla scelta neoclassica benché i colori siano assai tenebrosi e l’atmosfera sia caratterizzata da un senso di sospensione che lascia inquieti; quindi tanto più sorprende lo scenario fumoso e decadente di “Zug Köln” magistralmente ‘completato’ dalle variazioni alla chitarra. Così, superata la misteriosa, quasi ‘rituale’ “Meditation On The Skeleton” e la peculiare “Desert-Rat Kangaroo”, ballata folk ‘vecchio stile’, ci accoglie la struggente tristezza di “She’s Gone”. Alla fine del ‘viaggio’, l’‘atmosferica’ ” She Ran So Far Away That She Can No Longer Be Found” precede la conclusiva “You’re Inside Me”, forse la meno classificabile e la più ‘irregolare’ del lotto, melodica ma contemporaneamente tesa, che chiude un disco di categoria ‘superiore’ nel quale è giustamente impegnativo entrare.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.