Luigi Rubino: Il soffio e la voce

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Quattordici composizioni d’una delicatezza che ti sfiora. Il tocco asciutto di Luigi Rubino sparge con parsimonia petali di rosa su un tappeto verde smeraldo, curatissimo; un soffio d’aria calda, avvolgente, reca con sé da lontano una voce fatata, che abbellisce questi quadri essenziali, d’un classicismo che non si ripiega su se stesso, bensì vuol mostrarsi in tutta la sua sobria eleganza. Eppoi quando scendono ad accompagnarlo altri strumenti, e l’insieme così formato si libera d’ogni vincolo, la musica di Rubino si rifrange in mille rivoli, i vocalizzi di Annalisa Madonna ci portano lontano, e la memoria ricupera brandelli di passato in bianco e nero, come i tasti del pianoforte. Che sarà mai, un’immagine che fugge tosto lasciandoci nell’incertezza, anelando di incontrarla ancora, per meglio fissarla, definirla. Un pettirosso si posa sui coppi umidi di pioggia, mi osserva curioso attraverso il vetro appannato dell’abbaino, io chino sulla tastiera e lui lì, immobile per una frazione, l’occhio vigile, poi spicca il volo per chissà dove, ma tornerà, il freddo ormai attanaglia i monti… Con “Illusion” il campo si allarga abbracciando elementi diversi, ma calati nel contesto dell’opera, perché tutto è misurato, ma non con la fredda ragione del matematico, bensì con la mano esperta del Maestro. Una luce fioca s’insinua fendendo il buio con traiettoria obliqua, “Lampi di luce” e “Set love”, spettatori d’un addio consumato sulla pietra corrosa dalle intemperie e dallo scalpiccio frenetico della folla in movimento, poi con “The earth screams with pain” si torna al presente, il viaggio si conclude di dove si era partiti. Un urlo di dolore, sottolineato dalla mano di Luigi, che serra le nostre viscere… Poi “Oltre la voce”, ancora…

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