New Model Army: Winter

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newNuovo album in studio per i mitici New Model Army, a circa tre anni di distanza da Between Dog and Wolf, di cui non tutti hanno conservato uno splendido ricordo. Del resto, la carriera del gruppo di Justin Sullivan dura ormai da in bel po’ e ha conosciuto diversi cambi di rotta oltre che di line up: tanta acqua è passata sotto i ponti dagli inizi (post)punk ad oggi, ma i nostri continuano a conservare una grinta ammirevole ed una forte personalità, di cui il frontman è vivente testimonianza. Perciò i New Model Army continuano ad essere considerati, ancora oggi, una band di ‘culto’, con uno ‘zoccolo’ duro di fans che non li ha mai abbandonati. A opinione dei più, Winter rappresenta un ritorno ai suoni del passato: in realtà esso appare – aspetto frequente nella loro musica! – difficile da inquadrare ma ricco di pathos come nei momenti migliori, e ben fornito di riferimenti a questioni legate alla società contemporanea, cosicché il coinvolgimento è garantito. Apre l’album “Beginning”, pezzo intenso e vigoroso, trainato dal basso e dalla ritmica ‘cadenzata’, in cui il canto di Sullivan, potente quanto malinconico, inonda di pathos lo scenario fino all’acme finale: con un’introduzione del genere, si resta decisamente ben disposti verso il resto. “Burn the Castle” invece opta per un’impostazione più rock, adeguata al contenuto di ‘protesta’ ma sicuramente allineata con canoni convenzionali, mentre la successiva title track, dopo l’inizio acustico, ritorna a un’atmosfera densa di tensione emotiva, con più pacate sonorità dal sapore evocativo. All’esordio di “Part the Waters”, poi, si manifesta ancora l’anima ‘folk’ della band, che fluisce comunque nella passione impetuosa esaltata dalla forza ed intensità di ritmo e basso, oltre che dall’efficacia delle parole, che riguardano il problema dei rifugiati. La tematica è presente anche in un altro significativo brano, “Die Trying”, che ribadisce l’ispirazione folk affidata ad un semplice arrangiamento con chitarra acustica e parte vocale estremamente toccante, ma la formula ‘folkeggiante’ abbinata al canto appassionato dà uno dei risultati migliori in “Strogoula”. Delle restanti valga segnalare la cupa ed incisiva “Born Feral” con il ‘beat’ incalzante, la tenebrosa ma ‘serrata’ “Weak And Strong” e, infine, la bellissima chiusura di “After Something”, che conclude con struggenti note folk ed un paesaggio malinconico e meditativo un disco che i fans dei New Model Army non potranno non accogliere volentieri.

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