New Zero God: Short Tales and Tall Shadows

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new_zero_god_2016Questo è il terzo album dei greci New Zero God che annovera tra i suoi componenti ex membri della storica band ellenica Flowers of Romance e che spazia tra le varie nuances del goth, come solo chi lo ascolta e lo suona da molto tempo sa fare.
“King Pest the First” è un pezzo energico, che fonde le sonorità gotiche, evidenti soprattutto nel cantato, con arrangiamenti rock.
“Deadly Dollhouse” è atmosferica: suona un po’ come una dark tale con ambientazione musicale, che verso la fine evolve in una vera canzone.
“Garden Of Mazes” è aperta da un piano sinfonico sul quale si inseriscono prima il canto ed una chitarra carica di tensione e poi gli altri strumenti per dar vita ad un brano carico di nervosismo ed oscuri sentimenti.
“Cloud of dreams” ha in primo piano la bassline e la voce che alterna momenti più cantati ad altri più recitati in un’atmosfera lenta e tormentata.
“Shut up” è un pezzo di stampo “old school” inglese, con un refrain accattivante ed un ritmo che si presta ad essere danzato.
“Down the rabbit hole” è un pezzo carico di pathos, evidenziato dalla voce emozionale che passa dal declamare ad assoli vicini al metal. Anche la musica alterna momenti intimisti a parti più energiche, per finire con riff vicini al sound dei Sisters of Mercy.
“My Reaper” potrebbe essere definito goth intimista, dove le variazioni di ritmo sembrano voler riprodurre diversi stati d’animo o forse l’angoscia che assale quando si riflette troppo.
“Bastards” è un altro pezzo di chiara matrice goth, che racchiude energia rabbiosa e venature malinconiche.
“She’s Electrified” è un pezzo oscuro e ritmato, caratterizzato da suoni in controtempo ed un cantato deciso e refrain ritmati e coinvolgenti
“Ouroboros” è un outro con sonorità vicine all’industrial, con voci, versi di rapaci e suoni di campane in sottofondo.
Dell’album esiste anche un’edizione in vinile, dalla quale mancano “Cloud of dreams”, “Bastards”, “She’s electrified” e “Ouroboros” sostituite da tre nuovi brani: “Pen like a knife”, un pezzo ritmato, carico di pathos ed allo stesso tempo venato di atmosfere più intimiste; “Tarot card reader”, un grandissimo anthem goth con i refrain che ricordano quelli dei primi (Southern Death) Cult (a mio avviso è il pezzo migliore dell’album ed è forse un peccato che non sia su tutte e due le versioni);
“Lullaby” è un altro outro con una tastiera rilassante sulla quale si stagliano delle voci inquietanti, come una specie di ninna nanna che ci culla verso gli incubi anziché verso i sogni.

In conclusione si tratta di un lavoro vario, non banale ed eseguito magistralmente, quindi consigliato agli amanti della gothic music

 

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