Rome: The Hyperion Machine

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romeProsegue il percorso artistico ed esistenziale del menestrello noir Jerome Reuter aka Rome. Il musicista lussemburghese ha sempre mostrato una buona ispirazione nel corso di tutta la sua carriera, pur con qualche tendenza ad una certa uniformità in alcuni casi, che lo ha portato ad essere consacrato come un vero e proprio punto di riferimento per gli amanti delle sonorità neo-folk e industrial-esoteriche. Certo ne è passata di acqua sotto i ponti dai tempi della Cold Meat Industry e di dischi come Masse Mesch Material. Col tempo Jerome Reuter è diventato sempre più una sorta di brumoso chansonnier intimista come testimoniato dagli splendidi Flowers From Exiles e Nos Chants Perdus e dal monumentale Die Æsthetik Der Herrschaftsfreiheit. Il suo passato marziale è stato rispolverato occasionalmente come in Hate UsA nd See If We Mind ma la sua vera essenza resta, a mio avviso, quella di un grande cantautore di temi esistenziali che cita Friedrich Hölderlin e Paul Celan come accade anche  nel nuovo album intitolato The Hyperion Machine. Si tratta di un lavoro ispirato e fresco che recupera l’ispirazione dei tempi migliori e si scrolla di dosso quella sorta di monotonia di cui soffrivano alcune sue prove più recenti come Hell Money e A Passage To Rhodesia . Merito, questo, anche anche dell’utilizzo di ambientazioni cold-wave e sonorità più ariose che si alternano alle consuete ballate folk. Così, dopo “Celine In Jerusalme”, un brano che si candida fino d’ora come uno dei piccoli classici del suo repertorio folk, ecco la travolgente e irresisitibile “Transference”,  molto vicina alla new wave. Con “The Alabanda Breviary” si ritorna verso sonorità folkeggianti mentre nell’epica e ariosa “Stillwell” c’è la presenza dell’ospite svedese Thåström. ”Cities OF Asylum” e la successiva ”Skirmishes For Diotima” sono ancora caratterizzate da atmosfere tipicamente new wave. ”The Secret Germany (For Paul Celan)” è invece un’altra perla neo-folk ricca di pathos esistenziale. Chiude l’oscura e marziale ”Die Mörder Mühsams”. C’è anche spazio per una frizzante bonus track ovvero “FanFanFan”. The Hyperion Machine è, nel complesso, un’ottima prova e sicuramente una delle migliori cose della recente produzione di Rome.

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