arcticDecisamente nostalgici dei gloriosi ’80 i tedeschi Torsten Verlinden e Steve Baltes – gli Arctic Sunrise – hanno pubblicato quest’anno il secondo lavoro, intitolato When Traces End. Appassionati di tecnologia del suono – soprattutto Baltes che, nel suo ambiente, è considerato un vero specialista di computer programming – i due puntano in realtà, più che sulla sperimentazione o le sonorità ‘futuribili’, sul sound classico del synthpop, che entra per intero nella loro formazione, con evidenti riferimenti ai Depeche Mode, Heaven 17, The Human League e via dicendo. Questo When Traces End appare come un onesto ed incondizionato tributo a quel genere musicale che, evidentemente, tanto ha significato per la maggior parte di noi, con momenti anche piacevoli che si alternano tuttavia ad altri più inconsistenti. L’opener “Silent Tears”, uscito anche come singolo, per esempio introduce all’aspetto più pop e spensierato della produzione dei nostri e, in effetti, non si può definirlo altro che ‘carino’. La seguente “Tell The Truth” presenta una tessitura ‘sintetica’ più elaborata ed interessante e, finalmente, la terza traccia “Mine Forever” propone uno scenario delicato e malinconico, un arrangiamento vario ed una parte vocale coinvolgente. Con “Changing” si torna a modalità danzerecce un po’ all’acqua di rose mentre “Let It Rain” opta per un pop melodico non malvagio ma forse un filo anonimo; suoni un po’ più severi e meno convenzionali, di certo più intriganti del solito pop, caratterizzano poi un altro buon pezzo, “Over Me”, la stessa scelta stilistica che si apprezza, poco più in là, nella title track, che ricorda i migliori Depeche Mode. Delle restanti tracce, si segnala soltanto l’ultima, “Your Eyes”, che chiude in pathos e romanticismo un disco spesso gradevole ma sicuramente non troppo audace nelle idee.