Officine Schwartz: Colonna sonora di Remanium Dentaurum Cr Co Mo – Estesa, rimasterizzata e videodocumentata

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Dal 1983 pare sia trascorso un secolo ed oltre… Si può ancora parlare/scrivere di civiltà operaia, di fabbriche, di società industriale? Per chi nasce in questi giorni, poi, parrà davvero il Medio-evo, eppure noi più anziani ancora abbiamo negli occhi impresse le immagini di scioperi, proteste, manifestazioni… Di disastri ambientali, di morte, anche. Eppure il tema è ancora attuale. Modificati (non di molto) gli scenari; dipiù certamente i protagonisti. Officine Schwartz vengono da Bergamo, e non è un caso. Hanno unito con intelligenza canto popolare, musica industriale, rumorismo, ricreando nelle loro composizioni l’ambiente-fabbrica, coi suoi suoni sferraglianti, l’assordante rumore prodotto da macchinari immani in movimento. Il soffio bruciante dell’altoforno lo proverete sulla pelle. E io ho conosciuto, conosco tutt’ora chi vi lavora, e che una volta concluso il turno, anche se smette la tuta, anche se magari riesce a farsi una doccia, si porta appresso un odore pungente di ferro e di metallo fuso. Un marchio indelebile, o quasi. Però, mi dicono, intanto si lavora… Perchè non è da tutti, oggidì, o no?

Non mi ricordo l’anno. Di certo era il 4 luglio e faceva caldo. In un paesino del Carso triestino Radio Fragola, storica emittente radiofonica, voce libera come la mia Onde Furlane, una quelle stazioni fiere della loro indipendenza che rifiutano l’omologazione non per vezzo ma per convinzione, organizzò a Prepotto, località del comune di Duino Aurisina, di dove dalle pietraie si allarga lo sguardo all’azzurro del Golfo di Trieste, un concerto evento che avrebbe dovuto avere come protagonisti gli inglesi Test Dept. Ricordo ancora il loro furgone blu colla targa gialla parcheggiato sul lato della stradina che portava al parco. Apertura affidata alle Officine Schwartz, che danno inizio allo spettacolo. Scuotono la quiete della pineta, i loro canti ed i loro suoni, ma l’aria è già mutata, saturata, si respira pioggia imminente, che non tarda a cadere abbondante. Fra i rimbombi di un tamburo/bidone che risponde alle folgori si fugge, le gocce fredde sulle spalle. Ah, destino amaro della lotta operaia.

Remanium Dentaurum ci viene offerto arricchito da un DVD che contiene “Da qui alla ruggine”, film diretto da Osvaldo Arioldi, l’anima delle Officine, e dalla clip di “Fraulein 2016” (riattualizzazione del brano pubblicato originariamente su 45 giri trent’anni fa, e che nella sua forma originaria apre il CD), che, sopra tutto il primo titolo, molto esplicitano dell’epopea OS, e dal disco audio, arricchito da sette tracce live riesumate da una cassetta del 1989, concerto all’El Paso di Torino, resa sonora che non intacca il valore dell’operazione. V’è anche il singolo citato e la versione aggiornata di “Fraulein”, ma il corpo è fornito dalla ri-edizione di Remanium Dentaurum, colla sua rabbia rimasta intatta, con quel senso di rassegnazione che però alimenta l’orgoglio di chi alla macchina non si sente soggiogato. E’ un’estetica essenziale, che si basa sulle mille sfumature del fumo che sale dalle ciminiere, del vapore che sbuffa dalle giunture, della polvere che s’infila dappertutto. E di quell’odore che penetra le narici, fino al cervello, ferro bruciato, colata immane che avvolge e rende cenere. La ricerca che le OS hanno compiuto va ben oltre la musica (“Dalmine/Fame”, geniale), la formula, lo spartito. Quello lo hanno appallottolato e gettato tra le fiamme che ardono dentro un secchio, carbone per scaldarsi le mani, perché in fabbrica fa o troppo freddo o troppo caldo. Ma cosa ne sappiamo noi, di turni di notte e di stanchezza, del dolore fisico, della fatica e della paura che il ponteggio crolli precipitandoci nella lava? Solo per sentito dire. Ma ascoltando queste canzoni, i pennacchi che escono dalle ciminiere li osserveremo sotto un’altra luce. Chissà, fors’anche meno fosca.

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