“Parola di Dio” di Kirill Serebrennikov: un buon cristiano

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locandina-verProclama la rivoluzione all’incontrario Veniamin, il protagonista della pellicola del russo Kirill Serebrennikov Parola di Dio. Specchio di una società disorientata, che la sua storia ha reso fragile ed incerta, oltre che priva di quei valori saldi che, almeno sulla carta, plasmano l’essenza di un popolo, la vicenda narrata dal regista appare esemplare poichè mira a dare una lettura di un fenomeno di grande attualità – l’integralismo religioso – spiegandolo razionalmente come frutto di una crisi e svincolandolo dai contesti in cui, oggi, siamo abituati a vederlo: Parola di Dio non è infatti ambientato in un paese di fede islamica bensì nel liceo di una città russa ove la confessione dominante è quella cristiano-ortodossa.
Come il giovanissimo Veniamin sia arrivato ad una scelta religiosa talmente radicale da pretendere l’applicazione alla lettera dei dogmi della Bibbia nella vita quotidiana non è chiaro: inizialmente sembra si tratti di una manifestazione legata alla crescita e ai malesseri che essa provoca ma poi vi sono evoluzioni. Si potrebbe pensare che posizioni così rigidamente moraliste come quelle che egli adotta debbano collocarlo in una situazione di isolamento dai coetanei, vacui e superficiali come molti adolescenti nelle più svariate società: di essi, una parte pratica il bullismo, una parte lo subisce mentre le ragazze appaiono frivole e disinibite. In verità, gli sproloqui traboccanti di citazioni sacre che Veniamin tira fuori in ogni occasione finiscono con l’attirare notevole attenzione persino fra gli adulti, come se sollevassero delle problematiche in qualche modo presenti a livello latente: a poco a poco, infatti, i suoi ‘sermoni’ gli ottengono delle concessioni e se nessuno osa definitivamente riconoscere come giuste le sue deliranti teorie, la preside della scuola decide, ad ogni buon fine, di imporre alle allieve l’uso del costume intero in piscina al posto del bikini nonché di sopprimere l’educazione sessuale che un’insegnante di buona volontà e dalle idee progressiste impartisce alla classe, poiché l’improvvisato fondamentalista se ne mostra turbato. Anzi, qualche soggetto psicologicamente più debole diviene vero e proprio adepto, al punto da convincersi che Veniamin, che si professa ‘portatore’ – appunto – della parola di Dio, sia in grado di compiere prodigi e persino di guarire infermità e malformazioni, come una sorta di novello Gesù Cristo. Da qui ad assumere posizioni estreme e pericolosamente tendenti ad un’insensata violenza il passo è breve. Poco importa che la professoressa di biologia, irremovibile nel suo punto di vista laico e scientifico, tenti di opporsi in tutti i modi al dilagare di questa mentalità ottusa e retriva: nonostante le sue argomentazioni siano ragionevoli e basate su criteri razionali, essa non riesce a contrastare il ‘potere’ che al ragazzo deriva dal suo atteggiamento malevolmente profetico. Convintosi di essere un portavoce di Dio e di aver ricevuto direttamente dall’alto la missione di ‘purificare’ dal peccato il mondo circostante, egli non si farà scrupolo di liberarsi degli ‘avversari’ anche con metodi crudeli e di utilizzare gli strumenti più sleali per affermare i suoi principi, tanto da divenire realmente una minaccia per chi non si adegua ai suoi canoni: ogni elogio possibile merita, a tale proposito, l’abilità del giovane attore Pyotr Skvortsov nel rendere la febbrile tensione nevrotica del suo personaggio.
Da quanto si è detto finora, è chiaro che il contenuto dei discorsi di Veniamin è costituito per lo più da citazioni tratte dalle Sacre Scritture di cui, volutamente e puntigliosamente, il regista indica gli estremi in sovraimpressione. Se, da un lato, risulta sorprendente verificare nella pratica la forza del messaggio aggressivo presente nella Bibbia, se considerato nel suo significato testuale, dall’altro ci si rende conto di quanto, proprio per questi suoi risvolti, esso possa apparire attraente per uno spirito disorientato e insoddisfatto. La concezione religiosa del giovane è completamente priva di qualsiasi idea di misericordia e di compassione e la sua immagine di Dio è quella di uno spregiudicato dominatore che avrebbe lo scopo di porre l’intera umanità al suo servizio con il miraggio di una presunta salvezza ma senza concederle scampo nel corso della vita terrena. Il fatto che sia così facile tracciare un paragone fra questo ‘quadro’ e quello di altre religioni che non si fanno scrupolo di usare la violenza per affermare la ‘guerra santa’ e, oggi, sono oggetto di tutte le nostre critiche non può non suscitare qualche riflessione: forse non sarà facile arrivare a distinguere fra una fede che intende propagandare dei valori e quelle che non sono altro che morbose filiazioni, ma Parola di Dio non fallisce nel trasmettere un concetto importante quanto semplice e cioè che il fanatismo oltranzista, da qualsiasi credenza provenga, difficilmente nasce da una situazione sociale equilibrata e porta più o meno ai medesimi discutibili risultati.

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