Nuovo album, composto da otto pezzi per Day Before Us, progetto di Philippe M. Blache, che qui è arricchito dalla voce di Natalya Romashina.

“Saint of Grief” è un pezzo ambient, che si apre con sonorità oscure e molto oppressive, sulle quali si inseriscono corali alte ed un suono d’organo alla fine, come a simboleggiare l’elevazione dal male, dalle preoccupazioni mondane.
“Vigils of time” è un pezzo mistico, dove sensazioni introspettive si mescolano a suggestioni trascendenti che paiono rappresentare sonoramente la meditazione, che consente alle nostre menti di percepire le sfere superiori.
“Per aspera ad astra” mischia sonorità ambient ed ethereal ed è arricchito dalla splendida voce di Natalya, che si eleva sulle note come un angelo che prima canta e poi recita una preghiera, o forse un monito all’umanità.
“Zatvornik” è aperto da un suono di campane che si stagliano su delle sonorità opprimenti, come a simboleggiare l’eterna lotta tra il bene ed il male: la voce di Natalya suona come quella di una creatura di luce che ha risposto all’appello delle campane per cullare i cuori con un canto pieno di dolcezza.
“L’aile du soir” all’inizio rispecchia le atmosfere crepuscolari suggerite dal titolo: l’atmosfera celestiale della musica e della voce è però interrotta da intermezzi oscuri, come i pensieri ed i rimorsi che assalgono gli uomini sul letto di morte. Questo fa capire che la sera a cui si riferisce il titolo è in realtà una metafora per rappresentare “la nera signora” e forse la voce di Natalya rappresenta quella di un angelo disceso per condurre chi parte alle porte del Paradiso.
Anche in “In Igne Purgatorio” è aperto da un suono di campane, questa volta “a morto”, e le atmosfere cupe alle quali lasciano il posto fanno pensare al fuoco che “monda le anime”; non il fuoco della punizione eterna cristiana, ma quello esoterico alchemico, delle fiamme purificatrici che bruciano i nostri peccati per permettere di elevarci.
In “Depicted chronicle” la voce di Natalya pare quella di un’anima che ripensa alla sua esperienza terrena, in un misto di rimpianto e malinconia, sullo sfondo di leggere note di piano e suoni di pioggia battente.
“Nihil interit” fa pensare ad una partenza, al distacco finalmente raggiunto dalle cose terrene e ad un’anima che può finalmente iniziare il suo viaggio verso l’Alto, verso la Sorgente del Tutto, dove la vita nasce e ritorna armonica, come ci suggeriscono le note finali di piano.

È un lavoro sicuramente di non facile ascolto, che richiede attenzione per essere compreso ed apprezzato, ma le sensazioni che se ne possono ricavare ricompensano ampiamente gli sforzi.