Kill Your Boyfriend: Ghosts

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Grande attesa per la nuova release di Kill Your Boyfriend che, nel 2015, hanno pubblicato uno dei dischi migliori della produzione italiana che noi seguiamo, il bellissimo The King is Dead. Per questa ‘coda’ di 2016, Matteo Scarpa e Antonio Angeli ci regalano un EP con soli quattro brani, con i quali si addentrano ulteriormente nell’oscurità, dando corpo, come è nel loro stile, alle più inquietanti visioni. Le caratteristiche della musica del duo non cambiano: sonorità elettroniche pesanti, la chitarra straordinaria che ‘affetta’ i timpani, ritmi pulsanti, spesso talmente aggressivi da accelerare letteralmente il battito cardiaco. Il risultato è un paesaggio inconfondibile, cupo di angoscia metropolitana, un labirinto di sensazioni intense, quasi violente. Via i nomi maschili dell’album precedente, le quattro tracce di Ghosts sono intitolate, appunto, a ‘fantasmi’ senza nome la cui sagoma è semplicemente quella di ‘uomini’, distinguibili solo in base al numero: un’idea base che sa di tragedia e suggerisce un pessimismo chiuso e senza uscita. I Kill Your Boyfriend non propongono note accattivanti, neanche una. Le loro scelte sono di una coerenza assoluta e i due ci chiedono solo di lasciarci portare ovunque essi vogliano condurci, anche nel nulla. Così “Man 1” è un’apertura strumentale tesissima, una combinazione di suoni minimali e ‘rumorismi’ industrial senza un’‘ossatura’ precisa ma anche per questo l’atmosfera risulta densa e opprimente. Subito dopo, in “Man 9”, la medesima atmosfera è ravvivata da una ritmica dal sapore tribale e, passati i primi due pesanti minuti, dall’intervento vocale di grandissimo carisma – Matteo Scarpa, ancora una volta, non delude! – che richiama efficacemente i legami con il post-punk anni ’80; “Man 4” resta in area post-punk rievocando i fasti del lato più oscuro (Joy Division, Red Lorry Yellow Lorry) in un’esaltante orgia di suoni freddi e cattivi. Infine, “Man 5” fonde in un deciso andamento marziale l’anima industrial con quella post-punk, lasciando poi all’ugola libera di Scarpa il compito di concludere, con toni sinistri ma assai suggestivi, un piccolo ma significativo lavoro che conferma tutto quanto di positivo siamo andati dicendo e pensando di Kill Your Boyfriend fin dai loro esordi.

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