Prima di scrivere sulla musica vorrei spendere qualche parola per presentare questo progetto particolare, “artistico” nel senso più ampio del termine e transnazionale.
Gli Oblomov sono due ragazzi russi, che nella loro biografia, a cavallo tra esistenzialismo ed enfasi volutamente grottesca, dichiarano di aver iniziato a suonare perché nauseati dai pomeriggi freddi e noiosi di San Pietroburgo e di essere venuti in Italia perché è un Paese dove, secondo quel che afferma la televisione, si può passeggiare e non aver problemi.
I due ragazzi, veramente di origine russa ed ora residenti in Italia, hanno iniziato a collaborare con il pittore Adriano Fida e per i video si avvalgono della collaborazione dell’artista visivo Flavio Sciolè, per creare un insieme visuale-sonoro surrealistico.
Multiexit è un EP scaricabile gratuitamente dal loro sito in vari formati, completo di booklet, con i testi ed un’immagine associata ad ogni brano.
“Multiexit”, il primo pezzo di questo EP, mischia tappeti elettronici e suggestioni psichedeliche con degli stacchi ipnotici ed un accattivante riff carico di fascino emotivo.
“Rose of Thalmai” è uno shoegaze emozionale a cavallo tra sperimentazione e malinconia, dove risalta la voce melodiosamente empatica; è un pezzo che trasporta, donando davvero la sensazione di “viaggio” interiore.
“Remains of me” è aperta da un violino struggente che introduce un pezzo lento e lisergico, inframmezzato da voci e suggestioni oniriche che mi fanno venire in mente i Breathless degli esordi.
La cover di “Russians” rivisita in chiave sperimentale la hit di Sting, con un bel refrain di tastiere ed archi e cori nella parte finale.
“Immensity” ha il featuring eccellente di Don Backy, star degli anni ’70, ed è un pezzo che fonde il downtempo della canzone d’autore di quegli anni a chitarre e tastiere dai suoni dilatati e riverberati.
È certamente un lavoro fuori dai “canoni” di ascolti oscuri che caratterizzano molti dei nostri lettori, ma che esprime l’arte e l’amore per l’arte, con riferimenti colti (lo stesso nome del gruppo è il titolo di un romanzo russo di fine ottocento), capace di arricchire con l’ascolto, la lettura e lo sguardo il cuore e la mente del pubblico.