Peine Perdue: Nuit Blanche

0
Condividi:

peineDalla Francia stanno arrivando di frequente proposte di musica bella ed interessante. E’ il caso di questo progetto Peine Perdue, nato nel 2010 per volontà di Coco Gallo e Stephane Argillet, la cui formazione musicale risente anche della frequentazione della scena berlinese. Lo stile, ça va sans dire, è un minimal synth molto curato, orientato verso atmosfere fredde e stranianti vagamente irreali, in cui spicca il canto di Coco con le sue tonalità uniformi, talvolta quasi ‘robotiche’. Nonostante i suoni risultino generalmente delicati e le melodie lineari, spesso la ritmica risalta per il carattere ossessivo, che accentua l’elemento oscuro dei brani di Nuit Blanche: dieci in tutto, la maggior parte dei quali assolutamente notevoli. Il primo, “Aleister”, fa ovviamente riferimento allo scrittore ed esoterista britannico Aleister Crowley ed infatti vi viene utilizzato all’inizio il campionamento di un’evocazione da lui pronunciata, con un effetto inatteso ed inquietante; l’accompagnamento ‘sintetico’, lento ed avvolgente, precede di poco l”ingresso’ della voce distante, quasi incorporea della Gallo che suscita l’impressione di un mondo astratto e intangibile. “Presqu’île”, vivace nell’andamento quanto minimale nell’impostazione attesta il legame con l’elettronica vecchio stile che fa capo ai Kraftwerk; poi, “Chic Final” apre al synthpop anni ’80 ma lo fa con una classe innegabile, mentre il canto che, per altro, sembra quasi un parlato, continua a provenire da distanze siderali (o dal cuore di una macchina?) contribuendo a creare un clima decisamente ipnotico. Ma una delle tracce migliori è la seguente “Insomnie”: abbandonando la ritmica sostenuta e le strutture ‘geometriche’, qui la musica acquista una sostanza più ricca ed un’impronta più immaginifica, evocando visioni dai colori gotici e ‘cinematografici’; anche “Machine Aveugles” appare parecchio insolita e talmente intrisa di sperimentalismi e curiose dissonanze da disorientare in qualche punto, ma la vocalist si dimostra del tutto padrona della situazione. Quindi, dopo la cupissima ed inquietante “Venez”, la title track propone nuovamente un sound ‘vintage’ efficacemente ‘rinfrescato’ e variato dall’interazione vocale di entrambi e “Lieux Funestes”, essenziale quanto ripetitiva, dopo un esordio più ‘depresso’, riparte con la ritmica energica ed il clima ipnotico. Si segnala alla fine, “Chic Final – Nocturne”, che riprende la precedente “Chich Final” ma con un andamento ancora più veloce e incalzante e conclude degnamente un disco che si lascia ascoltare con interesse dall’inizio alla fine: di questi tempi non è certo poco …

Condividi:

Lascia un commento

*

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.