Rïcïnn: Lïan

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Scoprire il progetto Rïcïnn è significato, per me, entrare in contatto con tutta una realtà musicale che non conoscevo: Lïan è, infatti, il titolo del primo CD del progetto personale di una talentuosa cantante francese di nome Laure Le Prunenec che, in passato, ha collaborato con diversi gruppi e musicisti (alcuni dei quali sono qui presenti) caratterizzati tutti da sonorità differenti e personali ma, direi, da uno spirito comune e da una vistosa indipendenza da quello che è l’ambiente musicale in cui sarebbe più logico inserirli; progetti come Corpo-Mente (un duo geniale dai tratti operistici spesso caratterizzato da una splendida chitarra acustica), Ele Ypsis (eterei, in qualche modo madrigalistici anche se la voce è accompagnata da strumenti musicali, con talvolta inserti ritmici e rumorismi sintetici), Öxxö Xööx (più tipicamente metal sinfonici ma sempre notevoli e avanguardistici nelle strutture), Igorrr (un mix aggressivo di voce operistica, metal estremo ed elettronica folle e scatenata, con ritmi sincopati che tolgono il respiro), a me del tutto ignoti fino a non molto tempo fa, mi hanno dischiuso una realtà a sé stante che sembrava essere nascosta tra le nebbie di una sorta di Avalon tutta francese. Ma venendo al disco in oggetto, ci troviamo in qualche modo al crocevia tra sonorità eteree e metal, anche se non mescolerei quest’opera con i canonici (anche se spesso piacevoli) lavori di metal sinfonico con approccio operistico e classicheggiante. Lïan è molto più innovativo nello stile, vario nelle sonorità pur avendo fortissime personalità e coerenza sonora. Particolarissimo anche l’uso di una lingua artificiale che graficamente può ricordare il Kobaiano, altra lingua inventata a suo tempo da Christian Vander dei Magma per voler esprimere in qualche modo l’idea di una lingua universale (un po’ come hanno fatto per molto tempo Elizabeth Fraser e Lisa Gerrard). Da notare l’estensione vocale della Le Prunenec, in grado di muoversi con disinvoltura tra i toni più bassi come tra quelli alti, e la ricchezza timbrica, che le permette di gestire sia i momenti più eterei sia quelli più pieni, sia i tratti malinconici sia quelli aggressivi. Il brano di apertura si intitola “Uma” e ben rappresenta quelle che saranno le caratteristiche dell’intero lavoro: sembrerebbe introdurre a un tipico CD ethereal ma molto presto l’intervento delle chitarre elettriche fa capire che non ci troviamo esattamente in quei lidi fatati; bellissimo il modo in cui le diverse tracce vocali sono sovrapposte tra loro per dare pienezza e una dimensione quasi corale al brano e piacevolissimo l’uso delle tastiere che emulano un clavicembalo. Pur non essendo un brano di particolare lunghezza (poco più di cinque minuti), c’è una costante alternanza di tratti più evanescenti e tratti più solidi, di influenze classicheggianti e sonorità metal. Oltre al brano di apertura, mi piace qui citare quello di chiusura, “Laid in earth”, aria composta da Henry Purcell per la sua opera Didone ed Enea intorno al 1683, bellissima nella sua grazia ma resa tutt’altro che serafica (geniale il growling sommesso e quasi impercettibile di Laurent Lunoir nella parte iniziale). Sinceramente era parecchio tempo che non mi capitava di ascoltare qualcosa di così personale e affascinante in quest’ambito e non posso che fare un plauso alla musicista francese, augurandole di riuscire a proseguire il proprio percorso il più a lungo possibile; a tutti coloro che dovessero, come me, rimanere colpiti da quest’opera, non mi resta che consigliare caldamente anche l’ascolto dei lavori degli altri progetti che ho citato a inizio recensione, ognuno dei quali risulta, nel suo ambito, notevole e interessante.

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