Darkher: Realms

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Nel tentativo di recuperare, nei primi mesi dell’anno, quei lavori del 2016 che sono rimasti indietro, ma meritano la menzione, voglio segnalare il bellissimo Realms, debut album di Darkher, progetto inglese di Jayn H. Wissenberg e suo marito Martin T Wissenberg. I due, dopo la pubblicazione nel 2014 dell’EP The Kingdom Field, che aveva destato interesse e aspettative, non hanno deluso la critica: Realms è un piccolo gioiello nero che si colloca fra il doom, il gothic e la darkwave, incentrato sul contrasto fra la voce davvero notevole di Jayn, limpida ma non priva di una certa potenza, in grado di spaziare dalle tonalità ethereal a quelle più profonde, e una musicalità inquietante ed oscura, in cui la chitarra di Wissenberg dilaga nelle forme più varie, alternando paesaggi acustici ad altri elettrici e pesanti. Le nove tracce sono intense ed emozionali, con atmosfere cupe e momenti di desolato abbandono, che tengono costantemente viva una suggestione grandissima. L’opener “Spirit Waker” si presenta come breve e tirata ‘intro’ in stile dark ambient e fluisce nel primo dei piccoli capolavori contenuti nell’album, “Hollow Veil”: la voce struggente di Jayn H. Wissenberg coinvolge fin dalle prime frasi mentre i suoni ‘pesanti’ della chitarra evocano lo scenario terrifico di un antico edificio gotico abitato dagli spettri. Poi, l’inizio di “Moths” pone al centro l’intensa magia del canto, accompagnato da semplici note di chitarra dal sapore folk: il seguito porta un rafforzarsi del pathos, annunciato da misteriosi rintocchi ma il mood ‘onirico’ e vagamente arcano dura fino in fondo. Pregevole si rivela la linea ritmica dal sentore marziale di “Wars”, insolita fra tutti i brani per le sonorità grandiose, estremamente opprimenti, mentre “The Dawn Brings A Saviour” punta nuovamente sulla centralità di una voce affascinante abbinata a suoni acustici e “Buried”, suddivisa in due, procede lentamente come una nenia lugubre e inquietante arricchita nella seconda parte da un riff possente che porta la tensione all’apice. Infine, bypassato l’impeto a tinte doom di “Foregone”, già sentita nel precedente EP, “Lament” conclude con malinconico intimismo un album di valore al quale i fans di Chelsea Wolfe non potranno non dare una chance.

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