In Strict Confidence: The Hardest Heart

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Una carriera avviata fin dagli anni ’90, quella dei tedeschi In Strict Confidence che, nel 2016, hanno pubblicato un nuovo album, The Hardest Heart a distanza di circa quattro anni dal precedente Utopia. Visto che, nel corso del tempo, i nostri sono diventati la classica band di culto e possono contare su un gruppo nutrito di fedelissimi fans che li segue regolarmente, ognuna delle loro uscite rappresenta un evento nella scena musicale che ci interessa. Gli ISC sono stati bravi a sufficienza da creare un sound dalle caratteristiche chiare e definite, fondendo l’aspetto elettro-dark più aggressivo e prossimo all’EBM con elementi malinconici ed emotivi, certo non disdegnando il dancefloor; se aggiungiamo la costante cura della produzione oltre che dei dettagli più puramente ‘estetici’ come l’artwork, comprenderemo che i risultati sono stati soddisfacenti nella maggior parte dei casi, mettendo d’accordo un pubblico spesso assai eterogeneo. The Hardest Heart sicuramente mantiene un buon livello in linea con il loro abituale, dimostrando quanto la band sia sempre vitale ed energica. Il disco è uscito in diversi formati dei quali soprattutto il doppio CD box con l’album del 1997 Face the Fear presumibilmente allieterà gli estimatori. L’opener “Frozen Kiss” ci introduce nel fosco mondo degli ISC, con un esordio di stampo ‘apocalittico’ ed ‘ansiogeno’ che prosegue con ritmica decisa, tessitura elettronica densa e il canto di Dennis Osterman marcatamente ‘ruvido’. Poi, “Everything Must Change”, uscito anche come singolo, si sposta verso l’electro, ma la melodia è una delle più efficaci: impossibile sottrarsi a una tale energia e, nonostante la considerevole durata di questa versione, l’effetto ‘danzereccio’ è garantito! Frena l’impeto la successiva “Somebody Else’s Dream”, che propone suoni ammiccanti e paesaggi più tranquilli anche se le tinte restano ambiguamente fosche e, soprattutto, la parte vocale oscilla fra tonalità morbide e sensuali e altre più ‘graffianti’. Molto intrigante “Destroy Something Beautiful” che rivisita le sonorità EBM vecchio stile con tanto di ritmica vagamente marziale e vi aggiunge la voce in stile growl; a questo punto, per ammorbidire l’atmosfera, ecco la romantica “Time” che tuttavia, a mio avviso, eccede un po’ nel pathos, come del resto accade in “Herz”, orecchiabile e dal mood emozionale ma nel complesso una delle meno riuscite. Sulle restanti tracce: in “Land of Grace” troviamo suoni duri e scenari inquietanti, “DoubleFaced” e la conclusiva “Coming Closer” sono fra le più facili e orecchiabili e, tra l’altro, in esse è Nina de Lianin a cantare, senza però dare un contributo di grande rilievo. Molto meglio “Erde Ade”, di stampo più rock, colori cupi e ‘premiata’ dal carisma di Osterman. The Hardest Heart è un lavoro caratterizzato da un‘eterogeneità che sa mantenere desto l’interesse e benchè non sia da annoverare fra le produzioni migliori del gruppo… ci possiamo di certo accontentare.

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