Silence in the Snow: Break In The Skin

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Non inventano nulla di nuovo i Silence in the Snow di Oakland, CA – Cyn M.e Andy Z – che hanno pubblicato da un paio di mesi il primo album autoprodotto, Break in the Skin. Ma questo non significa che il loro lavoro non sia suggestivo e gradevole all’ascolto, pervaso com’è da una malinconia nostalgica e velata che sfuma in sonorità liquide e sognanti, ad accompagnare una voce – quella di Cyn M. – non straordinaria per potenza, ma armoniosa e delicata, che sa spaziare dai toni languidi ad altri più intensi e ricchi di pathos. A metà strada fra la classica ‘wave’ e le forme più vicine al dream pop, Break in the Skin evoca paesaggi crepuscolari e pieni di ombre, perfetti per i momenti meditativi. Apre uno degli episodi migliori: “Into My World “, con la vellutata trama elettronica e le sinuose note della chitarra, è una delle melodie più riuscite del 2016. In “Mirror Eyes” il mood si fa ancora più desolato, fin dai primi struggenti gorgheggi, ma i toni più ‘tirati’ che seguono sanno suscitare qualcuno degli oscuri brividi che abbiamo conosciuto con Siouxsie; “Lost Gems”, poi, è un’altra delle tracce che emozionano: lo scenario si accosta alla darkwave, la parte elettronica, densa e dalle tinte gotiche, è elegantemente abbinata all’incedere dei suoni, non privo di una certa solennità, e il canto esprime tormento e sensualità allo stesso tempo. “Silence In The Snow” prosegue sulla stessa linea ma “20 Years” introduce note di organo come elemento drammatico e portatore di tensione e l’effetto è assicurato. Meno opprimente e più ‘aperta’ la title track che non disdegna un andamento più vivace, mentre “Prisms” torna al mood sconsolato e “Into The Night” propone qualche passaggio elettronico di tenore nerissimo. Infine, “Small Ways” conclude con rafforzato pathos un disco certo non ‘audace’ ma che offre non poche soddisfazioni.

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