Preparatevi al decollo, “Raw nerve” è pura essenza psychedelica distesa su d’un tappeto di pregiata trama shoegaze, sale alto al cielo per compiere un repentino scatto di lato fino a portarvi a sfiorare i cerchi di Saturno. I Clustersun sono bravi ed intelligenti, possiedono una cultura musicale non indifferente e ne traggono profitto. In “Antagonize me” identifico in alcuni passaggi molecole dei primi The Danse Society: la profondità è quella della band di Steve Rawlings, che omaggiò gli Stones più spaziali senza temere il confronto con la leggenda. Surfacing to breathe è compatto, maturo, di ampio respiro internazionale, possiamo ora legittimamente vantare un altro act di alto livello (confermando i buoni propositi annotati a margine di “Out of your ego”): “Lonely moon” è dream-pop virile, con quel canto che vi prende per mano e vi accompagna nel ventre della navicella Clustersun, illustrandovi le varie componenti che la rendono così perfetta, mentre dagli oblò potrete ammirare le code di mille comete scomparire nel buio interstellare. Nulla viene sprecato, c’è la melodia che va utilizzata come chiave di lettura di questi fantastici otto episodi capaci di mantenere alta la tensione dal primo all’ultimo minuto. Un sussulto, i primi vagiti di “Whirling dervish” chiamano a gran voce “Voices” di Russ Ballard, ma è un attimo, si sviluppa poscia un tema enigmatico con la chitarra che cala come una mazza mandando in frantumi mille sfere di cristallo; liquido floydiano fuoriesce andando ad inumidire le nostre vesti. “Don’t let the weight of your soul drag you down” ci concede una pausa di meditazione, abbandonandoci ad un epico finale in crescedo che si fonde nella title-track, la quale nei suoi sette minuti scarsi incardina la filosofia esecutiva dei siciliani: i Kula Shaker dovrebbero ascoltare questa canzone abbandonandosi al pianto commosso! “Emotional painkiller” è new-wave del nuovo millennio, non quella sciapa di chi ben sapete (ma dai!), perchè i Clustersun sono molto, ma davvero molto più avanti. Chiude “Event horizon”, degno epilogo d’un albo inattaccabile, un concentrato di bravura compositiva e di perizia calligrafica, una visione cosmica che stupisce solo chi non ha avuto la fortuna di ascoltare il citato debutto; pochi possono reggere il confronto con Surfacing to breathe, da qui alla fine dell’anno la sfida è aperta!

Per informazioni: http://www.clustersun.bandcamp.com
Web: http://www.facebook.com/CLUSTERSUN