Hanns Heinz Ewers: Alraune (La Mandragora)

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Finalmente rivede la luce in Italia un capolavoro del fantastico nero e decadente come Alraune (la prima edizione italiana pubblicata da Cappelli nel 1922 si chiamava La Mandragora) di Hanns Heinz Ewers grazie alle Edizioni Hypnos che, bisogna dirlo, ultimamente hanno pubblicato volumi di assoluto pregio (penso a Der Orchideen Garten uscito sempre nella collana Mirabilia) in una veste grafica pregevole.

La figura di Hanns Heinz Ewers è ben inquadrabile nel contesto della rinascita della letteratura del terrore in Austria e Germania che avvenne fra fine ‘800 e inizio ‘900. Il suo nome è quindi accostabile a quelli di Gustav Meyrink, Alfred Kubin, Oskar Panizza, Leo Perutz e Karl Hans Strobl.

Questi scrittori furono i principali artefici che diedero impulso in Austria e Germania, sotto la forte influenza dei maestri riconosciuti del genere come Poe (Ewers scrisse un memorabile saggio sullo scrittore americano), Hoffmann, Villers de L’Isle Adam, Nerval e altri, a una nuova letteratura fantastica che voleva essere una rivolta “ideale” contro la cultura imperante del positivismo e del capitalismo.

Stilisticamente, questi nuovi “canoni” artistici, produssero un’estetica letteraria che faceva largo uso di stilemi decadenti e grotteschi e che attingeva spesso a tematiche allora fortemente diffuse come occultismo ed esoterismo. Non va infatti dimenticato che all’epoca in Germania pullulavano numerose sette di derivazione teosofica.

Nato a Dusseldorf nel 1871, Ewers è affascinato sin da bambino dall’atmosfera cupa del folklore tedesco. La sua figura è una delle più originali, eccentriche e anticonformiste del periodo e i suoi racconti furono apprezzati persino dallo stesso Adolf Hitler. Ebbe però un rapporto ambiguo con il regime da cui venne infine respinto in quanto non abbracciò fino in fondo la sua propaganda nonostante scrisse un romanzo agiografico per Horst Wessel, l’ispiratore dell’inno nazista. Nella frase “Questa è la Germania, questo è il mio paese” presente in Alraune c’è quasi il presagio dell’epopea tragica del Nazionalsocialismo.

La sua narrativa rimane sempre in bilico fra conscio e inconscio, grottesco, occulto ed erotismo deviato in cui spesso la donna è identificata come un simbolo di morte e bellezza. Questa della “femme fatale” è una tematica di derivazione decadente (grande è infatti l’ammirazione di Ewers per Oscar Wilde) che lo scrittore tedesco sfrutta però magistralmente in molte sue novelle, infarcendola spesso di pulsioni di sadismo e masochismo ma che soprattutto emerge nel presente Alraune.

Alraune è un libro che rappresenta un vero e proprio manifesto di un fantastico nero e decadente. Ewers sfrutta qui la leggenda della Mandragora, una pianta di cui si magnificano le virtù afrodisiache e analgesiche, facendo sua la superstizione medievale secondo cui verrebbe generata dal seme di un impiccato espulso in punto di morte. Il seme generava dal terreno la cosiddetta “mandragola”. La creazione dell’essere, tramite inseminazione artificiale nei confronti di una prostituta, da così origine ad Alraune. Questa donna si renderà responsabile di tutte le peggiori nefandezze nei confronti dei suoi simili facendo trasparire una natura sadica e lussureggiante. La cornice e l’atmosfera sono molto decadenti e ricordano certe suggestioni de Il gran dio Pan di Arthur Machen. L’ambientazione teutonica e la leggenda esoterica  possono far venire irn mente delle affinità anche con il connazionale Gustav Meyrink ma manca assolutamente, in Ewers, il misticismo e la “visione” metafisica della realtà di quest’ultimo. Alla fine la vicenda, in cui Alraune si comporta come una vera e propria padrona nei confronti dei maschi resi suoi schiavi, e in cui certo Ewers non si risparmia nessuna descrizione scabrosa, vira verso un erotismo sadico. Ma più che il marchese De Sade il romanzo fa pensare alla figura di Leopold Von Sacher Masoch e al suo Venere in pelliccia. Il rapporto padrona-schiavo viene infatti descritto nei minimi particolari. Come nel precedente romanzo di Ewers L’apprendista stregone anche qui troviamo il personaggio di Frank Braun, sorta di alter ego dell’autore che ritroveremo anche nel successivo romanzo Vampir.

Da segnalare sicuramente l’ottima traduzione di Alessandro Fambrini, autore anche della prefazione, e la competente postfazione di Walter Catalano che esplora il rapporto fra Ewers e il cinema considerando che il romanzo ha avuto diverse trasposizioni fra cui quella di Henrik Galeen (regista di Il Golem e Lo studente di Praga) del 1928 con Paul Wegener e Brigitte Helm.

Alraune resta in ogni caso un grande romanzo nero che non dovrebbe mancare in nessuna collezione dedicata al gotico e al fantastico.

Disponibile presso il negozio online delle Edizioni Hypnos: http://www.edizionihypnos.com/.

Hann Heinz Ewers Alraune – La storia di un essere vivente – Edizioni Hypnos – 249 pagine – Euro 18 – ISBN: 9788896952559

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