Alphamay: The Simulation Hypothesis

0
Condividi:

Progetto tedesco fondato nel 2012 da due dei componenti della band gothic Rosencrantz, gli Alphamay fanno proprio il verbo del synthpop di derivazione anni ’80, sviluppandone il lato ‘pop’ più leggero e godibile e abbinandolo all’uso di luci e supporti visuali, con esiti tutto sommato apprezzabili anche se decisamente di scarso impegno. L’album The Simulation Hypothesis, uscito quest’anno, contiene undici brani per lo più ballabili, prodotti con cura e piacevoli all’ascolto anche se, detto onestamente, lasciano il tempo che trovano. Si prenda l’opener “Missing Me”, grazioso pezzo synthpop sobriamente ritmato, dal gradevole sapore retrò: è un esempio che bene illustra lo spirito ‘giocoso’ spesso presente in questa musica. Qua e là compaiono comunque passaggi più malinconici, come attestano le trame ‘sintetiche’ oscure della seconda traccia, “Decay Of A Dream”, uscita anche come singolo, o, poco più avanti, i suoni più duri e gli scenari tenebrosi di “Fractures Of Reality” e “The Pilgrims Weep”, che, pur conservando un’essenza melodica, sembrano avvicinarsi allo stile electro; la stessa ispirazione si ritrova nella seguente “Flat Earth Flat Head”, dove il ritmo incalza martellante e viene fatto largo uso di voci distorte o effettate. Altrove prevale il mood ballabile, come in “Suspended Animation” o in “Bound to Dance”, quest’ultima simile al modello Depeche Mode, mentre “Simulation Street” indulge a sonorità più meditative e romantiche. Delle restanti segnalo soltanto la conclusiva “No Good Bye”, che chiude con andamento pacato e all’insegna dei Depeche Mode un disco dignitoso ma niente di più.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.