Bazalt: Resilience

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Bazalt è un moniker inedito che vale la pena di scoprire, perchè comprende due degli ex componenti della goth-band Yabanci, la cui brevissima carriera di è conclusa con l’uscita nel 2015 dell’EP Chaoss . L’album Resilience, apparso da pochissimo, contiene otto brani nuovi e due di ‘epoca’ Yabanci che non erano mai stati pubblicati; l’impostazione musicale voluta dal chitarrista Valerio e dalla tastierista Emiliana non è lontana da quella che, a suo tempo, ha contraddistinto la produzione degli Yabanci: le atmosfere sono invariabilmente ‘gotiche’ e dominate dalla stessa oscurità, i suoni più ‘puliti’ ma di densità e consistenza rafforzate, come per contribuire ad una ‘costruzione’ più complessa ed elaborata. Per la parte vocale, i due si sono avvalsi della collaborazione amichevole di alcuni nomi di rilievo della scena dark attuale, principalmente Patrizia Tranchina degli Ivories, ma anche Christian Celsi degli Stompcrash, Ago Giordano dei Geometric Vision e Rosetta Garrì di The Spiritual Bat. I testi, come sempre impegnativi, per non dire enigmatici, sono caratterizzati da immagini tenebrose e opprimenti, simili ad allucinazioni, quando addirittura non contengono elementi esoterici, percepibili, per esempio, nelle parole della title track o di “Forge”. La prima traccia, “Resilience”, apre scenari sinistri e misteriosi, introdotti da limpide note di chitarra e sottili, un po’ crudeli arabeschi ‘sintetici’, prima che un coro inquietante preceda la versatile voce di Patrizia Tranchina, palesemente a suo agio anche fra le ombre più impenetrabili. Subito dopo si apprezza il primo dei brani risalenti agli Yabanci, “Heal”, dall’andamento più incalzante e ‘affannoso’; poi, il breve “Prelude”, con le sonorità iniziali dal sapore ambient ad anticipare una chitarra decisa, e l’emozionante “Day Of The Wicked”, uno dei pezzi migliori, in cui quella chitarra fluisce languida disegnando un momento evocativo che il canto intenso di Chris degli Stompcrash rende vagamente sensuale. La seconda traccia proveniente dagli Yabanci è “Wounds”, un vero e proprio inno ‘gothic’ caratterizzato da un arrangiamento fastoso, mentre la bellissima “Masquerade”, colma di tensione drammatica, vede l’uso di suoni e rumori in apparente disarmonia, abbinati ad una chitarra ‘nervosa’ e alla prestazione vocale di Ago Giordano assolutamente magistrale, espressione pregevole di un tormento senza redenzione. Episodi tipicamente ‘gotici’ anche le due versioni di “Festival”, delle quali la seconda sperimenta un contesto più lento e melodico con piano e chitarra dal pathos dolente, e la ‘rabbiosa’ “Brainlapse”; insolito e non privo di suggestione anche l’ottavo brano “Forge”, dall’atmosfera di nuovo un po’ sinistra, che vede la partecipazione come vocalist di Rosetta Garrì. Resilience prosegue quindi un discorso già inziato ma non è solo questo: rappresenta una fase davvero feconda di due musicisti che, a questo punto, sembrano pronti per obiettivi più ambiziosi.

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