Drew McDowall: Unnatural Channel

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Drew McDowall non dovrebbe essere un nome sconosciuto ai seguaci dei Coil. In pratica il musicista scozzese era diventato un membro aggiunto del gruppo: tutta la seconda fase della carriera dei Coil, quelladi capolavori come Time Machines, Musick To Play In The Dark vol. 1,2, Astral Disaster e il ponderoso Moon’s Milk deve molto, come sonorità, al suo contributo. Si tratta di lavori fondamentali, oggi purtroppo di difficile reperibilità dopo lo scioglimento forzato del gruppo di John Balance e Peter Christopherson. I Coil si erano evoluti dall’industrial esoterico degli inizi verso un’elettronica futurista memore della lezione del Krautrock. Non è sorprendente perciò ritrovare degli echi dell’ultima produzione dei Coil nei recenti dischi solisti di McDowall ovvero Collapse del 2015 e questo nuovo Unnatural Channel. Siamo di fronte a un’elettronica futurista, glaciale e asettica, ideale come colonna sonora di qualche film di fantascienza apocalittico. Le ambientazioni sono minimali e astratte, molto avanguardistiche. Con Unnatural Channel McDowall si è spinto avanti come mai aveva fatto in passato e ha ridefinito i confini della musica elettronica. È come essere di fronte a una galleria di arte contemporanea. Certo si sente l’assimilazione del dark-ambient più oscuro e isolazionista, quello di artisti del calibro di Lustmord e Lull, che emerge ascoltando tracce come “Unnatural Channel Pt, 1” e “Unnatural Channel Pt. 2”. Ma l’approccio alla materia sonora di McDowall rimane, in ogni caso, originale: sembra che scolpisca il suono creando un magma da cui emergono clangori metallici e bordoni. Disco caldamente consigliato agli amanti dell’elettronica senza compromessi.

 

 

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