Les Chats Noirs: Les Fleurs Des Mortes

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Fra le proposte 2017 dell’etichetta brasiliana Wave Records, figura questo duo di recente formazione, Les Chats Noirs, di cui fanno parte la dj Nyx Raven e Lucien D´Anjou, vocalist della gothic band Tessália. Entrambi presumibilmente conosciuti nell’ambito della scena goth in Brasile – che tuttavia risulta decisamente dotata di vivacità – pare abbiano unito i loro talenti in seguito all’incontro fortuito avvenuto durante un festival goth a San Paolo. Il debut album Les Fleurs Des Mortes è il frutto di questo connubio: musica in linea con la tradizione darkwave/gothic, curata ed eseguita con buon gusto e passione, in sostanza un ascolto che non sbalordisce ma nemmeno tedia e offre molti bei momenti introspettivi, perfetti per abbandonarsi a malinconie segrete, ‘venate’ di sensualità. Nelle tracce di Les Fleurs Des Mortes il piano, suonato da Nyx Raven, è presente praticamente sempre e i ritmi sono in genere moderati e accattivanti. Si prenda ad esempio la gradevole opener “Love and Passion”: l’esordio in forma minimale con poche note di piano introduce un’efficace melodia, che mantiene alla base la stessa ‘frase’ ripetuta, in bel contrasto con il ritmo vivace del resto. Poi, troviamo il piano di nuovo in evidenza, stavolta con toni sinistri, nella successiva “Lestat” che, forse in linea con il contenuto, apre scenari ben più dark, fatti di tetri passi ipnotici e fosche ‘dissonanze’- il canto di Lucien D´Anjou regge bene la parte – e “Death is Alive”, scandita dal cupo basso, conserva colori molto mesti, riconfermati dal duettare ‘intimo’ delle voci, come accade anche nella seguente “Eternal Love”. Del resto, da qui in poi le atmosfere restano costantemente tenebrose, raramente ravvivate da una ritmica un po’ più sostenuta: si vedano per esempio “Pain” o “Don’t Bring Me Down”, mentre nella oscura “Aging is So Sad” i suoni si fanno particolarmente tormentati, come attestano le ‘taglienti’ note di chitarra. La title track, cadenzata come un corteo funebre – e il piano qui fa quasi rabbrividire! – colpisce per le ‘tinte’ davvero tristissime e, infine, “Poe” è un’accorata e toccante ballata e “The Cellar”, con andamento ancora una volta cadenzato e toni pacati e meditativi, conclude un disco fresco che vale la pena scoprire.

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