The Spiritual Bat: Your own world – And the vision of sound

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Annata eccezionale questa del 2017, per il gothico nazionale! Agli album di Der Himmel Uber Berlin e di Artica (e pure dei nu-shoegazers Clustersun) s’aggiunge (data di uscita prevista 8 settembre prossimo, l’anteprima ci viene gentilmente concessa da Rosetta e Dario) Your own world – And the vision of sound di quella che ad oggi è la più credibile e valida death-rock band, The Spiritual Bat, status conseguito meritatamente considerando quando prodotto dal 2005 ad oggi dalla coppia di artisti frusinati, rafforzato da una serie di intensivi tour negli Stati Uniti. Inizialmente prevista per il 2016, la pubblicazione di Your own world è stata preceduta dall’EP auto-prodotto “The vision of sound” correttamente richiamato nel titolo della nuova opera ed intieramente riportato nella presente track-list, con i brani (allora delle semplici anche se curate versioni demo) che beneficiano di una resa sonora nettamente migliore; ritroviamo quindi le svelte ed immediate “Guilty” (no, non è la cover dei Classix Noveaux) e “Killing”, l’enigmatica “The human museum”, le belle ed ariose tastiere di “Caress the scar”, l’introversa “Intimacy”, se l’essenza è rimasta immutata ed ogni singolo episodio è riconoscibilissimo, lo spirito è nettamente più vivo e pulsante, segno che la cura riservata alla produzione ha dato i suoi frutti. Ma Your own world ci riserva già coll’opener “Own world” una bella sorpresa, oltre che una infusione d’energia: è il solido chitarrismo sabbathiano che la innerba a farla uscire dal cono d’ombra del classico death-rock per proiettarla in una altra dimensione, e pure a fornirci indizi su una possibile evoluzione del timbro espressivo che è proprio dei TSB. Dopo un terzetto di pezzi già compresi nell’EP, “Escape” conferma lo spessore delle personalità di Rosetta e di Dario, la prima vocalist sempre più autorevole, mentre il solismo del secondo ci consente di evitare il ricorso a paragoni che sarebbero ridondanti, essendo titolare di uno stile ormai definito; “Nine” possiede un mood crepuscolare che me la fa accostare a The Cure, per quell’animo tormentato che porta alla luce, dal punto di vista compositivo costituisce un benchmark impegnativo col quale ci si dovrà confrontare, confermando le ottime impressioni suscitate da una “Intimacy” per la quale valgono le considerazioni sopra espresse in merito al lotto compreso in “The vision of sound EP”. “A cure” chiude il cerchio, si respira aria di brit-goth, l’impasto sonoro è mirabilmente fluido, facendo risaltare il contributo di ogni singolo elemento; accompagnati da percussioni tonitruanti, da chitarre taglienti e da una voce salmodiante giungiamo al finale, da genuflessione. Alla luce di quanto espresso dal movimento death-rock negli ultimi anni (si legga la puntuale e competente recensione di “Scoundrel” dei Mephisto Walz curata dall’ottima collega Mrs. Lovett), Your own world – And a vision of sound traccia una linea di demarcazione netta tra coloro che il talento lo possiedono e coloro che lo millantano, splendendo come luce corusca in un firmamento nero pece. Colla viva speranza di vederli presto su d’un palco (organizzatori d’eventi contattatateli!), v’invito a fare proprio questo monile di nove perle di puro dark-sound, il futuro del genere passa obbligatoriamente di qui.
Nota: l’artwork ancora una volta a firma del Maestro Vincenzo Compagnoni – I Pittori Alchimisti rafforza la visione ampia che il sodalizio ha fin dalle origini impresso al suo operato.

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